Cronaca | 11 febbraio 2026, 07:34

Le carte dell'inchiesta Casino; un giocatore 'accese' le indagini e poi sparì...

E' partita da un anziano e anonimo imprenditore piemontese sospettato di operazioni anomale, la corposa indagine della Guardia di finanza di Aosta che ha portato a 33 indagati. Una figura estranea ai porteur e ai funzionari sotto accusa, ma centrale nella genesi dell’inchiesta. E con una coincidenza temporale che fa riflettere

La caserma 'Luboz' che ospita il Comando della Guardia di finanza di Aosta

La caserma 'Luboz' che ospita il Comando della Guardia di finanza di Aosta

C’è il nome di un uomo che, fino ad oggi, è rimasto sconosciuto nel racconto pubblico sull’inchiesta del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Aosta - comandata dal colonnello Luca Bonatesta - sul presunto riciclaggio e 'giro' di denaro illecito 'smaltito' al Casino de la Vallée di St-Vincent. Eppure, secondo gli atti giudiziari, è proprio da lui che tutto parte. Si tratta di Adolfo Quaglia, classe 1944, imprenditore albese residente da anni in Polonia, nei cui confronti il Gip di Aosta aveva convalidato il 6 febbraio 2024 intercettazioni disposte d’urgenza per l’ipotesi di riciclaggio dovuta a 'gravi indizi di reato". 

Il procedimento penale 1791 del 2023, ora in capo a 33 indagati, fino a quel giorno riguardava solo lui e ricostruiva un’operatività di Quaglia ritenuta anomala: acquisti di fiches per milioni di euro tra il 2022 e il 2023, pagati con carte di credito di cui non si conosceva l'intestatario né la banca d'appoggio, oppure con assegni 'maison' e successive richieste di bonifici verso conti esteri, in particolare in Polonia. Secondo gli investigatori, uno schema potenzialmente idoneo a “ripulire” capitali di provenienza illecita, facendo apparire lecite somme che, una volta uscite dal Casinò, potevano essere giustificate come vincite al gioco. Soltanto che l'imprenditore, ai tavoli da gioco, ci stava per nulla o pochissimo. Dall'1 gennaio 2022 al 18 ottobre 2023, Quaglia aveva acquistato fiches per un importo complessivo di due milioni e 362.500 euro, chiedendo la disposizione di bonifici bancari esteri per la cifra totale di due milioni 538.500 euro. Un volume di 'giro' altissimo e una differenza di gioco minima: "Il giocatore movimenta importi significativi, ma non vengono rilevate attività di gioco di pari portata", annotano gli inquirenti, sempre più convinti dell'attività di 'ripulitura' di denaro 'sporco'. 

Altro dato sostanziale: Adolfo Quaglia in quello stesso periodo dal 2022 al 2023 aveva effettuato 107 ingressi nella Casa da gioco (un dato che oggi appare decisivo per capire la portata – e i limiti – di quella prima pista) eppure non risulta avere rapporti strutturati né con i porteur né con i funzionari poi finiti al centro dell’inchiesta principale. I contatti con il Casinò sono quelli di un cliente “assiduo”, ma non si registrano o non vengono identificate – si legge nei provvedimenti – complicità interne o “compiacenze” tali da ricondurre ai meccanismi contestati successivamente agli altri indagati.

Ancora l’analisi dei tabulati telefonici e dei dati sugli ingressi mostra un elemento a dir poco curioso. Quaglia frequenta con regolarità la Casa da gioco fino a quando la Guardia di finanza -che ne segue i movimenti da tempo - chiede formalmente al Casinò la trasmissione degli ingressi giornalieri dei clienti. Dal giorno successivo a quella richiesta, la sua presenza ai tavoli verdi si interrompe. Una coincidenza temporale che gli atti registrano in modo secco e che, inevitabilmente, apre interrogativi: semplice casualità o il segnale che qualcuno aveva capito che qualcosa si stava muovendo?

C’è di più. Le intercettazioni e gli accertamenti disposti su Quaglia e su alcuni suoi contatti, pur in un numero limitato, fanno emergere elementi di interesse investigativo che non si esauriscono nella sua posizione personale. Ed è da lì, secondo la ricostruzione che si può leggere nei provvedimenti, che si sviluppano approfondimenti successivi destinati a incrociare altri soggetti, altri flussi, altre condotte. In altre parole: la miccia dell’inchiesta che porterà ai 33 indagati viene accesa proprio da questo primo filone. E' tramite i primi ascolti dei cellulari di Quaglia e di alcuni 'clienti' da lui probabilmente utilizzati per far entrare e uscire denaro dal Casino in sua vece, che i finanzieri scoprono l'esistenza di rapporti particolari tra i porteur - ufficiali e non - (in particolare Antonio Fiocca, Pietro Circosta e Massimo Martini) e alcuni funzionari della Casa da gioco valdostana tra cui Cristiano Sblendorio e Augusto Chasseur Vaser, che però con le operazioni di Quaglia non hanno nulla a che vedere. Ascoltando Martini, per esempio, gli investigatori ipotizzano che, si legge in un'annotazione, "l'indagato ricicli settimanalmente all'interno del Casino ingenti somme di denaro nell'ordine di almeno 50.000 euro, provenienti da supposti reati fiscali".

Dunque, nei mesi, la posizione di Quaglia viene in seguito stralciata e archiviata perché di lui si perde il 'sentiero' che avrebbe potuto portare a risultanze concrete, mentre l’indagine prende tutt’altra direzione e si concentra su un sistema di rapporti, favori e presunte irregolarità che coinvolge porteur e funzionari del Casinò. Un sistema che, stando agli atti, non è quello in cui si muoveva Quaglia.

Risultato: l’uomo da cui tutto parte scompare di fatto dalla scena giudiziaria, mentre l’inchiesta esplode altrove. Resta però agli atti un dato difficilmente ignorabile: senza quel primo fascicolo, senza quelle prime verifiche e senza quelle prime intercettazioni, probabilmente il nuovo 'affaire Casinò' non avrebbe preso la piega che poi ha avuto, anzi non avrebbe visto la luce.

Una domanda, però, è destinata a restare sul tavolo: quella brusca sparizione di Adolfo Quaglia dal Casinò, il giorno dopo la richiesta di dati da parte della Guardia di finanza, è davvero solo una coincidenza? E se non lo è stata chi, eventualmente, lo ha informato delle indagini, visto che non sono stati né Sblendorio né Chasseur?

patrizio gabetti