Economia | 06 febbraio 2026, 11:15

'Sui rifiuti variante da 4,5 milioni senza trasparenza, costi destinati a ricadere sui cittadini'

I gruppo consiliari di minoranza dei comuni di Fénis, Gressan, Jovençan e Quart all’attacco sui costi della gestione

'Sui rifiuti variante da 4,5 milioni senza trasparenza, costi destinati a ricadere sui cittadini'

Le minoranze consiliari dei Consigli comunali di Fénis, Gressan, Jovençan e Quart alzano il livello dello scontro politico sulla gestione del nuovo servizio di raccolta rifiuti nel subATO B. In un articolato comunicato congiunto denunciano "gravi criticità di metodo e di merito" legate alla Variante contrattuale 1 del 2025, approvata il 31 dicembre 2025, che modifica in modo sostanziale una concessione appena affidata, con un aumento di costi pari a circa quattro milioni e mezzo di euro.

Il primo nodo, sottolineano i consiglieri di minoranza, è quello della trasparenza istituzionale. La variante non sarebbe mai stata presentata formalmente ai Consigli comunali, ma sarebbe emersa solo attraverso un provvedimento dirigenziale pubblicato all’Albo pretorio digitale dell’Unité Mont Emilius negli ultimi giorni dell’anno. "Un atto di questa portata – scrivono in una nota congiuta – che incide su un servizio pubblico essenziale e sui costi a carico dei cittadini per molti anni, non può comparire in modo tardivo e senza un confronto politico-amministrativo nelle sedi competenti".

Nel merito, la variante rappresenterebbe, secondo le minoranze, la conferma che il servizio è partito con un impianto progettuale inadeguato. A pochi mesi dall’avvio si è infatti reso necessario intervenire con estensioni del porta a porta, aumenti delle frequenze di raccolta, potenziamenti dei servizi stradali e modifiche agli investimenti infrastrutturali. Correttivi che, pur definiti “contenuti”, comportano costi aggiuntivi strutturali destinati a essere spalmati su tutti gli utenti per l’intera durata della concessione, con effetti diretti sulle tariffe future.

Una scelta che, secondo le minoranze, smentisce la narrazione politica che per anni ha presentato il nuovo sistema come uno strumento di risparmio. A questo si aggiunge la critica al modello “ibrido” adottato sul territorio, diviso in tre aree con modalità diverse di raccolta (porta a porta, PAP semintegrale e raccolta stradale), senza una chiara distinzione dei costi per ciascun sistema. "Un assetto incompleto e disomogeneo – sostengono – che genera disagi operativi e non garantisce i risultati che si otterrebbero con un’estensione reale del porta a porta su tutto il territorio".

Le minoranze richiamano anche le segnalazioni dei cittadini e gli articoli apparsi sulla stampa locale nei primi mesi di attivazione del servizio: punti di raccolta sovraccarichi, contenitori non svuotati regolarmente, difficoltà di conferimento e situazioni di degrado in diverse aree del subATO B. A questo si aggiunge un altro elemento: in molte zone non si tratterebbe di un vero porta a porta, perché i cittadini sono costretti a portare i mastelli in postazioni predefinite, con disagi particolarmente pesanti per le persone anziane.

Pur riconoscendo che il nuovo metodo potrebbe, nel tempo, migliorare la qualità della raccolta differenziata, le minoranze mettono in guardia dal rischio di "scaricare integralmente i costi sulle famiglie e sulle imprese". Da qui la richiesta di aprire un confronto serio per valutare forme di intervento pubblico capaci di calmierare l’impatto economico del servizio, insieme a investimenti più forti e continuativi nella comunicazione ai cittadini per ridurre errori, sprechi e costi aggiuntivi.

Sul piano politico, le domande poste sono dirette: chi ha autorizzato modifiche così sostanziali a una concessione appena assegnata? Perché i Consigli comunali non sono stati informati e coinvolti? Chi si assumerà la responsabilità delle conseguenze economiche e operative che ricadranno su famiglie e attività?

Le minoranze di Fénis, Gressan, Jovençan e Quart annunciano infine che vigileranno con la massima attenzione sull’evoluzione del servizio, sull’andamento dei costi, sull’impatto tariffario e sulla qualità delle prestazioni, per evitare che le criticità emerse diventino il pretesto per nuovi aumenti o per la “normalizzazione” dei disservizi. "I cittadini – concludono – hanno diritto a un servizio efficiente, equo e sostenibile, ma anche a decisioni politiche trasparenti e pienamente condivise, soprattutto quando incidono per molti anni sulle tasche delle comunità locali".

pa.ga.