Ambiente | 05 febbraio 2026, 09:00

'Confronto pubblico sul nuovo Piano regionale rifiuti'

'Confronto pubblico sul nuovo Piano regionale rifiuti'

Le associazioni ambientaliste valdostane chiedono in una nota la convocazione urgente dell’Osservatorio Regionale dei Rifiuti-Orr e l’apertura di un confronto pubblico sul nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti-PRGR 2027–2031. L’ORR, previsto dalla legge come sede di partecipazione, trasparenza e controllo nella gestione del ciclo dei rifiuti, dovrebbe riunirsi almeno tre volte l’anno, ma nel 2025 è stato convocato una sola volta, il 16 luglio.

Con il PRGR 2022–2026 ormai prossimo alla scadenza, secondo le associazioni diventa “non più rinviabile” avviare un percorso serio e trasparente verso il nuovo piano, fondato su dati verificabili, coerenza normativa e partecipazione pubblica. Un percorso che, sottolineano, deve essere in linea con il Piano nazionale di gestione dei rifiuti, con la regolazione Arera e con gli indirizzi europei.

Da un documento di analisi condiviso tra le sigle ambientaliste emergono diverse criticità strutturali. In primo luogo, viene denunciato il progressivo indebolimento dell’ORR, causato da convocazioni saltuarie, accesso limitato ai dati ed esclusione dai processi decisionali più rilevanti. A questo si aggiunge la mancanza di trasparenza su elementi chiave del sistema, come il Piano economico-finanziario e il project financing di EnVal, la qualità dei flussi dei rifiuti e i ricavi derivanti dal conferimento al Conai dei materiali differenziati riciclabili.

Nel mirino anche il sistema tariffario, definito rigido perché basato contrattualmente su sole due tariffe fisse – una per l’indifferenziato e una per tutti i materiali differenziati – indipendentemente dal flusso di appartenenza e dalla qualità dei rifiuti. Un’impostazione che, secondo le associazioni, non incentiva la qualità della raccolta, non applica pienamente il principio “chi inquina paga” e non risulta coerente con la regolazione Arera.

Altro nodo critico è il mancato avvio di centri di compostaggio decentrati, sia di comunità sia presso le aziende agricole, che sarebbero propedeutici alla chiusura del ciclo della frazione organica (Forsu) in Valle d’Aosta, come indicato dallo stesso PRGR e dal Piano nazionale, secondo il principio dell’“impianto minimo”. L’assenza di queste strutture, denunciano, comporta un aumento dei costi e degli impatti ambientali. Viene inoltre contestato l’attuale assetto contrattuale, che attribuisce alla discarica un ruolo strutturale a servizio dell’impianto, impedendone l’utilizzo come risorsa pubblica residuale.

Per le associazioni, non si tratta di singole disfunzioni, ma di effetti sistemici che rischiano di subordinare la tutela dell’ambiente, della salute e dell’equità per i cittadini a logiche di stabilità economico-finanziaria. L’obiettivo del nuovo PRGR dovrebbe invece essere quello di ristabilire una chiara gerarchia di priorità: legge, interesse pubblico, tutela ambientale e trasparenza devono guidare la pianificazione, mentre strumenti contrattuali e ruolo del gestore dovrebbero essere funzionali a questi obiettivi, e non il contrario.

Le richieste sono quindi nette: convocare con urgenza l’Orr e metterlo nelle condizioni di svolgere pienamente il proprio ruolo; garantire accesso ai dati, trasparenza e verificabilità delle informazioni su cui si basano le scelte gestionali e tariffarie; costruire il PRGR 2027–2031 attraverso un percorso partecipato, coerente con la normativa vigente e orientato alla sostenibilità ambientale ed economica.

“La gestione dei rifiuti riguarda l’intera comunità valdostana e richiede scelte condivise, responsabili e democratiche”, concludono le associazioni firmatarie della nota Legambiente VdA, La Valle non è una discarica, Valle Virtuosa, Comitato “Discarica sicura di Pompiod”, ISDE VdA e Attac VdA.

red.laprimalinea.it