Religio et Fides | 11 gennaio 2026, 06:03

'Battesimo di Cristo', 2017- François-Xavier de Boissoudy (1966)

Lettura d'arte domenicale a cura di Don Paolo Quattrone

'Battesimo di Cristo', 2017- François-Xavier de Boissoudy (1966)

Con la festa del battesimo di Gesù si conclude il tempo di Natale e si rientra in quello ordinario ma non per questo dobbiamo pensare che la luce di Dio sia come le luminarie natalizie, ossia che si spenga per essere ritirata. Proprio questa celebrazione ci aiuta a compiere il passaggio tra festività ed ordinarietà e per ribadire che Dio è con noi ogni giorno. Il testo del Vangelo di Matteo ci aiuta a sviluppare la seguente riflessione: Gesù va a farsi battezzare da Giovanni Battista ma lui vuole impedirglielo. Per quale ragione? Il verbo battezzare significa immergere. Era un rituale ben conosciuto, che indicava la morte a quello che si era, significava immergersi lasciando morire l'uomo che era stato, per far emergere una persona completamente nuova. Se per le persone comuni il battesimo significava morire ad un passato di peccato, per Gesù significava accettare la morte in croce per salvare non sé stesso ma l’umanità. In sostanza facendosi uomo decide di immergersi nella realtà fino in fondo. Il Battista invece aveva una visione del Messia completamente diversa, era colui che doveva giudicare, castigare e vincere e per questo non vuole che suo cugino si faccia battezzare, ovvero che accetti di andare anche incontro alla morte. Non a caso Gesù gli dice: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia” e allora egli lo lasciò fare. Giustizia, nella Bibbia, indica la fedeltà all'alleanza con Dio; Gesù vuole essere fedele alla sua missione che è quella non di punire ma di salvare, non di presentare un Dio castigatore ma di amore e questo comporterà anche la morte, realtà difficile da accettare sia per Giovanni e successivamente anche per i discepoli. Nel testo Matteo scrive ‘Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui’. I cieli che si spalancano simboleggiano Dio che si affaccia sull’umanità non per scagliare su di essa fulmini e saette, così come anche noi ogni tanto vorremmo, bensì per donarci il suo Figlio e lo Spirito Santo che ci rivelano e ci donano l’amore di un Dio che non è padrone ma Padre! Gesù, dunque, con il battesimo si immerge ancor di più nella realtà, si è fatto uomo ma non basta; occorre entrare nella vita della gente, nella loro fede ed annunciare la novità di un Dio diverso da ciò che si attendevano e questo a molti non piaceva, era molto difficile accettare la verità di un Messia che predicava l’amore e il perdono e che per salvarci doveva addirittura morire. Veniamo a noi, vivere il battesimo dunque significa immergerci fino in fondo nella realtà nella quale viviamo anche se a volte può essere faticoso ma nella fiducia che non lo facciamo soli ma insieme al Signore. Ecco perché la festa del battesimo di Gesù ci aiuta a compiere il passaggio tra festività natalizie e l’ordinarietà. Giusto qualche giorno fa alla radio ascoltavo un dibattito sulla fatica che le persone compiono nel passare dalle feste al rientro nella routine quotidiana. Il rischio è di vedere queste due realtà scollate, mentre il Natale ci rivela che Dio è con noi non solo per un certo periodo e nemmeno per condurci in un mondo fatato e ideale, bensì per condividere le faccende, le sfide e le fatiche di ogni giorno. François-Xavier de Boissoudy (1966) è un artista contemporaneo che alla luce della conversione avvenuta nel 2004, ha cambiato totalmente le tematiche del suo fare pittura. Il suo obiettivo è far comprendere che la realtà non è costituita esclusivamente da una dimensione materiale ma anche spirituale che come lui stesso afferma: “è una luce presente nel mondo che può essere riflessa in un bicchiere d'acqua, in un paesaggio o in una scena umana; una luce morbida e benevola, silenziosa, che abbraccia la realtà carnale. Non acceca, non annienta ma rivela”. Nell’opera Battesimo di Cristo del 2017, Gesù è immerso fino al collo nelle acque del Giordano, a ricordarci che è entrato nella storia umana fino in fondo, si è immerso nella concretezza della vita e ci insegna a fare altrettanto, a non inseguire una vita ideale, a non fuggire la realtà bensì ad abbracciarla insieme a Lui, accogliendo ciò che siamo, le scelte fatte per mettere amore, passione, tempo e dedizione là dove viviamo, con chi viviamo, negli eventi che ci tocca vivere tutti i giorni.  

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.

Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it