Religio et Fides | 03 febbraio 2026, 16:34

John Main, il monaco che insegnò a pregare in silenzio

Photo Credits wccmitalia

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Nel centenario della nascita di John Main, monaco benedettino e figura chiave della spiritualità cristiana del Novecento, la Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana celebra non solo un anniversario, ma una visione che continua a trasformare vite. Nato a Londra il 21 gennaio 1926, Main ha lasciato un’impronta profonda e discreta: ha riportato la meditazione silenziosa al cuore della tradizione cristiana, proponendola come pratica quotidiana, semplice e radicale, capace di aprire un cammino interiore autentico. La sua intuizione — una preghiera fondata sulla ripetizione fedele di una parola sacra — ha generato una rivoluzione contemplativa che oggi si estende in tutto il mondo. Dopo la sua morte nel 1982, a soli cinquantasei anni, il suo insegnamento ha continuato a diffondersi spontaneamente, fino alla nascita ufficiale della World Community for Christian Meditation nel 1991, sotto la guida di Laurence Freeman, suo discepolo e oggi guida spirituale della Comunità. La WCCM non è un ordine religioso né un movimento strutturato, ma una rete di piccoli gruppi che incarnano l’idea di un “monastero senza mura”, dove la vita contemplativa si intreccia con la quotidianità laica. Freeman, nel messaggio per l’apertura del centenario, ha ricordato che la comunità non è mai stata pensata come un’istituzione chiusa, ma come un processo vivo, capace di testimoniare la forza originaria dell’amore, inclusiva e coraggiosamente de-polarizzante. La spiritualità di Main si fonda su una disciplina accessibile ma esigente: meditare ogni giorno, nel silenzio, senza cercare risultati, ma lasciandosi trasformare. È una pratica che educa all’ascolto, alla perseveranza, alla semplificazione della mente e alla purificazione del cuore. Per Freeman, questa semplicità è oggi una via di speranza, una risposta silenziosa al senso di declino collettivo, una metanoia che si riflette nelle relazioni e nella responsabilità verso gli altri. La meditazione cristiana, nella prospettiva di Main, non è evasione ma attenzione, non fuga ma radicamento. È un pellegrinaggio verso il cuore, da vivere in comunità, condividendo timori, speranze e vocazioni. Il tema scelto per il centenario, “Il futuro della religione”, invita a riflettere su una fede che non pretende di possedere il Mistero, ma di custodirne l’apertura. La meditazione non costruisce sistemi, ma forma persone capaci di sostare nel silenzio, di ascoltare con l’orecchio del cuore per vedere con l’occhio del cuore. In un mondo segnato da accelerazione e dispersione, l’eredità di John Main si rivela quanto mai attuale: una proposta di interiorità, di comunione, di umanità rinnovata. Non un fondatore, ma un testimone. Non un maestro di tecniche, ma un uomo che ha indicato una via. Quella del silenzio che parla, della preghiera che trasforma, della fede che si fa ascolto.

red.laprimalinea.it