Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Sono parole che troviamo nel Vangelo della seconda domenica di Natale, esse ci ricordano che Gesù facendosi uomo viene a fare luce sulle ombre dell’umanità, viene a far chiarezza su alcune questioni: l’esistenza di Dio, la ricerca della vera felicità, se c’è rimedio al male e cosa c’è dopo la morte. Volgendo lo sguardo alla prima lettura, si aggiunge un ulteriore elemento: Dio venendo nel mondo ci dona la luce della sapienza che non ha nulla a che vedere con il possedere una cultura smisurata bensì etimologicamente deriva da “sàpere” che significa sapore. Gesù venendo tra noi ci ha consegnato la sapienza, cioè quel lume che ci consente di distinguere il buono dal cattivo. Nel cammino affascinante ma anche complesso della vita sovente ci troviamo di fronte a dei bivi, non sappiamo quale direzione prendere, a volte ci sentiamo persi e disorientati, vengono meno le certezze, si affacciano le nebbie del dubbio, dello scoraggiamento, ci si trova in crisi, tutti aspetti che si possono presentare…non per questo dobbiamo spaventarci bensì si tratta di volgere lo sguardo a Gesù e chiedergli di donarci un cuore sapiente che sappia districarsi tra le vicende dell’esistenza. Proprio nella seconda lettura, tratta dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini, troviamo questo passaggio: anch'io Paolo, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati. I nostri occhi spesso rischiano di essere offuscati o smarriti, occorre allora invocare ogni giorno il dono della sapienza, che ci offre Gesù insieme allo Spirito Santo, affinché la sua luce ci aiuti a vedere meglio per compiere delle scelte, per distinguere il bene dal male. Se c’è stato un artista che ha fatto della luce la protagonista assoluta dei suoi quadri è certamente il francese Georges de La Tour (1593-1652) influenzato dallo stile di Caravaggio dove vi è un grande contrasto ma allo stesso tempo un forte dialogo tra luci e tenebre che sono richiamo a quelle presenti nell’esistenza di ogni individuo. Sono numerosi i soggetti a carattere religioso che dipingerà e un tema che riprenderà più volte sarà quello della Maddalena penitente con il quale certamente intendeva sottolineare il passaggio di conversione che la donna compirà abbandonando le tenebre del male per lasciarsi affascinare e conquistare dalla presenza salvifica e luminosa di Cristo incontrato sulla sua strada. Porto alla vostra attenzione la tela conservata al Metropolitan Museum di New York, datata 1640. La donna tiene sulle gambe un teschio, simbolo di morte ma anche del peccato che ci conduce ad una vita decadente dove si è vivi fisicamente ma morti e spenti interiormente. Accanto a lei vi è uno specchio posizionato in bella vista per ricordarci che sovente il nostro sguardo è proteso verso il nostro io, i nostri bisogni, problemi, esigenze, priorità, illudendoci di salvarci da soli e questo ci porta ad attorcigliarci nell’egoismo, in una tristezza sterile che ci conduce ad un vuoto esistenziale. Protagonista della scena è la candela che con la sua luce si frappone tra il teschio e lo specchio ed è proprio lei a catturare lo sguardo della Maddalena e quello dello spettatore. Come ci ricorda l’inizio del Vangelo di Giovanni, con la venuta di Gesù è giunta nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo; Gesù ha portato nel mezzo delle tenebre, nelle quali cammina l’umanità, la luce del Vangelo, del perdono, della resurrezione, dello Spirito Santo che hanno il compito di guidarci. Una luce che è anche sapienza, cioè, capacità di distinguere i buoni sapori da quelli sgradevoli.
Chiediamo, tanto più all’inizio di questo nuovo anno, a Gesù ed allo Spirito Santo di donarci la luce della sapienza per saper distinguere cosa ci fa bene e cosa no, quali abitudini sono da abbandonare e quali da abbracciare, quali frequentazioni ci danneggiano e quali sono di beneficio, cosa nuoce alla nostra felicità e cosa la favorisce, cosa rischia di dissipare mente e cuore e cosa invece dà sul serio gusto alla vita.
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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.
Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.
Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.
Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.
Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.




don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it



