Nel cuore del XIII secolo, in un’Italia frammentata e ferita, un uomo scalzo e mite compose uno dei testi più rivoluzionari e luminosi della letteratura occidentale: Il Cantico delle Creature. Era il 1225, e Francesco d’Assisi, ormai provato dalla malattia e dalla cecità, trovava nella contemplazione del mondo il linguaggio più puro per lodare Dio. Oggi, a ottocento anni dalla sua morte (che ricorrerà nel 2026), il “Patrono d’Italia” torna protagonista di libri, studi e celebrazioni che ne riscoprono la voce profetica e poetica. Il Cantico, scritto in volgare umbro, è considerato il primo testo poetico della letteratura italiana. Ma la sua apparente semplicità nasconde una struttura retorica raffinata: l’anafora di “Laudato si’, mi Signore” scandisce ogni strofa come un respiro liturgico, mentre l’uso del parallelismo e della personificazione trasforma gli elementi naturali in fratelli e sorelle, in una famiglia cosmica che partecipa alla lode divina. Francesco non descrive il mondo ma lo chiama per nome. Frate Sole, Sora Luna, Frate Vento, Sora Acqua… Ogni creatura è partecipe della bellezza di Dio, e persino la morte, Sora nostra Morte corporale, viene accolta con dolcezza, come soglia e compimento. L’ispirazione del Cantico nasce dalla spiritualità francescana, che rifiuta il possesso e abbraccia la povertà come via di libertà. Ma è anche una risposta poetica alla teologia medievale, che spesso vedeva il mondo come luogo di caduta. Francesco ribalta la prospettiva. La natura non è da temere, ma da amare. Il creato è il primo sacramento, il primo libro che parla di Dio. In questo senso, il Cantico è anche un manifesto ecologico ante litteram. La sua visione armonica tra uomo e ambiente risuona oggi con forza, in un tempo segnato dalla crisi ambientale e spirituale.
Altissimo Onnipotente bon Signore
tue so’ le laude, la gloria et omne benedictione.
A Te, solo Altissimo se confanno
et nullo homo è digno Te mentovare.
Laudato si’ mi’ Signore
con tutte le tue creature
e spetialmente messer lo frate sole,
lo qual’è iorno e allumini per lui,
et ellu è bello cum gran splendore,
de Te Altissimo ha significazione.
Laudato si’ mi’ Signore
per sora luna e per le stelle,
per frate vento per aere et omne tempo
con cui tu dai a noi sustentamento.
Per sora acqua, umile et casta,
per frate foco robustoso et iocundo.
Laudato si’ mi’’ Signore
per sora nostra madre terra
la quale ci sostenta e ci governa,
ci dona frutti e fiori ed erba;
per chi perdona per lo tuo amore,
per chi sostiene infermità, tribolazione.
Laudato si’ mi’ Signore
per sora morte corporale,
da cui null’omo vivente può scampare.
Ma guai a chi troverà nelli peccati!
Beati quelli che troverà
nelle santissime tue voluntate.
Laudate et benedite
et rengratiate il mio Signore,
servite a Lui cum grande umilitate.
Laudate il mio Signore.