Religio et Fides | 28 gennaio 2024, 07:00

'Libro cancellato'- 1964, Emilio Isgrò (1937)

Lettura d'arte domenicale a cura di Don Paolo Quattrone

'Libro cancellato'- 1964, Emilio Isgrò (1937)

“In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, a Cafarnao, insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi”. La gente sentendo parlare Gesù intuisce che le sue parole hanno un fascino particolare e in più posseggono forza ed efficacia infatti hanno la capacità di guarire i cuori, così come accade all’uomo dal quale toglie uno spirito impuro e maligno. Le persone presenti quel giorno nella sinagoga di Cafarnao riconoscono l’autorità delle parole di Gesù.

Autorità deriva dal latino auctoritatem che a sua volta viene da auctor (autore) e da augeo (accresco). Riconoscere l’autorità delle parole di Cristo è credere che non sono pronunciate da chissà chi bensì dall’autore della vita, provengono dal cuore e dalla mente di un Dio che tiene particolarmente a noi e al nostro bene poiché ci ama in modo sconfinato.

L’autorità di quelle parole consiste anche nel fatto che posseggono la capacità, se le accogliamo davvero, di toccare i cuori e le menti per cambiarci, rinnovarci, liberarci e condurci sulla strada del bene e della salvezza. Solo Dio è in grado di arrivare con le sue parole fin nei punti più profondi e remoti del nostro animo e ciò che ci suggerisce non è per la nostra rovina come spesso tenta di farci pensare il demonio e come traspare da ciò che urla lo spirito impuro che possedeva l’uomo che Gesù guarisce: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?”.

Ancora oggi possiamo venire a contatto con quelle parole perché non si sono dissolte nel tempo e nella storia ma sono rimaste impresse nella Sacra Scrittura e quelle di Gesù in particolare nel Vangelo che si definisce Buona e Bella Notizia poiché ha parole buone e belle per gli uomini e le donne di ogni tempo e di ogni luogo. Accostiamoci perciò quotidianamente alla Parola di Dio perché ci fa davvero bene e questo concretamente lo si può fare leggendo un libro per volta della Bibbia paragrafo per paragrafo, oppure accostandoci alle letture del giorno per trovare quella frase che fa per noi oggi, che ci è di sostegno, d’ispirazione, che è luce che non ci fa sentire soli, che ci indica la strada e il cammino così come recita questo passaggio del salmo 118: “Lampada ai miei passi la tua parola, luce al mio cammino”.

E’ un allenamento da fare ogni giorno e così facendo, poco per volta, si percepisce con meraviglia che Dio parla molto di più di quanto immaginiamo e ha sempre in serbo per noi parole salvifiche. Il riconoscere l’autorità, la bellezza, la forza della Parola di Dio dovrebbe condurci a fare una riflessione sulla valanga di parole che ingurgitiamo tutti i giorni senza compiere un minimo di selezione. Non possiamo ascoltare di tutto, lasciarci raggiungere da ogni tipo di parole senza alcun controllo perché significa farne indigestione e così la nostra esistenza diventa sempre più caotica, camminiamo confusi e disorientati perché ci lasciamo raggiungere da centinaia di stimoli. Selezioniamo quali parole desideriamo accogliere e quali no, quelle che ci fanno bene e quelle che contribuiscono ad inquinarci e disorientarci. Meglio poche parole ma buone piuttosto che troppe e di qualità spesso pessima!

Il siciliano Emilio Isgrò (1937) è uno dei nomi dell’arte italiana più conosciuti a livello internazionale. E’ celebre per le sue cancellature che compie su differenti tipologie di testi con l’obiettivo di riaffermare in un mondo saturo di parole la loro preziosità. Lui stesso afferma: “La cancellatura non è una banale negazione ma piuttosto l’affermazione di nuovi significati: è la trasformazione di un segno negativo in gesto positivo. Cancello da una vita ma il mio cancellare non l'ho mai usato come forma di censura, ma come riflessione sul linguaggio umano”.

Come nel caso di Libro cancellato del 1964, custodito ed esposto presso il Museo del ‘900 di Milano, due pagine dove tutto il testo è annerito e restano solo queste due frasi: ”per dirgli…. questa parola”. “Dì soltanto una parola e io sarò salvato!”, Dio nella Bibbia ci attende per rivolgerci parole che ci salvano. Tra tutto ciò che ascoltiamo quali parole tenere e quali cancellare? Quali davvero ci sono di beneficio? Da chi e da dove attingiamo parole buone? Come non è sano mangiare cibo spazzatura o ingozzarsi così è bene non prestare orecchio a qualsiasi tipo di notizia, di stimolo, di lettura, di discorso, di commento bensì saper selezionare e scegliere.

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.

Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it

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