Quanto è realmente accessibile la terapia del dolore in Valle d’Aosta e quali risposte ricevono le persone che affrontano una malattia grave o la fase conclusiva della vita? A queste domande sarà dedicato l’incontro promosso dalla Lega Italiana contro il Dolore-Licd Valle d’Aosta, in programma venerdì 27 novembre alle 18 nella Sala Congressi del Ristorante Intrecci, in via Binel 12 ad Aosta.
L’appuntamento, organizzato nella forma di una conferenza stampa aperta al confronto con i cittadini, seguirà il Consiglio direttivo e l’Assemblea dei soci dell’associazione, convocati a partire dalle 16,30. Al centro della discussione ci sarà il percorso compiuto in Valle d’Aosta dall’approvazione della legge 38 del 2010, che ha riconosciuto il diritto di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.
A sedici anni da quel passaggio, la LICD-VdA presieduta da Maria Grazia Vacchina propone una riflessione sulla distanza che può ancora separare le garanzie previste dalla normativa dalle possibilità concrete di ricevere assistenza. L’attenzione sarà rivolta all’organizzazione dei servizi, alla continuità delle cure e alla capacità della rete sanitaria di accompagnare i pazienti e sostenere i familiari, in ospedale come a domicilio.
Ad aprire i lavori sarà la presidente Vacchina, che presenterà le attività e gli obiettivi dell’associazione. Porteranno il loro contributo Lorenzo Pasquariello, responsabile della Struttura di Terapia del dolore della Valle d’Aosta; Alessandro Fusaro, psicologo e psicoterapeuta e Giovanni Donati, bioeticista, tutti componenti del Consiglio direttivo; è inoltre previsto l’intervento dell’oncologo Marco Musi, già responsabile dell’Hospice valdostano.
Le diverse competenze dei relatori permetteranno di affrontare il tema sul piano clinico, psicologico e bioetico, considerando sia il trattamento del dolore fisico sia la sofferenza emotiva che può accompagnare le patologie gravi. Il confronto riguarderà anche le difficoltà delle famiglie, sulle quali ricade spesso una parte rilevante dell’impegno quotidiano di assistenza.
L’iniziativa si inserisce nel dibattito sul fine vita e sul suicidio medicalmente assistito, richiamando l’attenzione sull’accessibilità delle cure e sul sostegno alle persone malate. Per l’associazione, garantire risposte alla sofferenza significa interrogarsi sulle risorse disponibili, sulla presenza dei professionisti e sul collegamento tra servizi ospedalieri, assistenza territoriale e domiciliare.
La disponibilità di una presa in carico continuativa ha conseguenze che superano l’ambito strettamente sanitario; incide sulla qualità della vita, sull’equilibrio delle famiglie e sui costi economici e sociali della malattia. Da qui la scelta di aprire la discussione anche ai cittadini e agli organi di informazione, con uno spazio per domande, osservazioni e approfondimenti dopo gli interventi.
Il confronto del 27 novembre sarà quindi l’occasione per fare il punto su quanto è stato realizzato e sulle necessità ancora aperte, chiedendo quali interventi servano affinché il diritto alle cure trovi un’applicazione effettiva nella quotidianità dei pazienti.


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