"In nome di Allah, è l’oscurità"; la frase attribuita alla valdostana Chiara Berard in un video circolato sui social e riferito alle tensioni di Torino del 17 ottobre rimanda a uno slogan diventato popolare nelle proteste studentesche francesi, "Bismillah, c’est les ténèbres", il cui significato si comprende ricostruendo il passaggio da una conversazione su Snapchat alle piazze. Com'era logico immaginare, la circostanza è stata 'raccolta' da esponenti del centrodestra e circola, politicamente strumentalizzata, in chat e pagine social per dimostrare la sussistenza di una pericolosa 'islamizzazione' di giovani esponenti della sinistra italiana. La verità, a buona ragione, è però un'altra e diametralmente opposta.
Berard, fotografa e attivista per i diritti civili, già candidata alle regionali del 2025 con Valle d’Aosta Aperta, ha alle spalle un percorso di impegno nell’associazionismo; nel curriculum pubblicato sul sito della lista figurano la cofondazione di Arcigay Queer VdA, il contributo alla nascita del primo Aosta Pride e le attività per l’accessibilità universitaria con il collettivo Mai Ultimi.
Per capire le ragioni della sua 'uscita' video occorre tornare alle mobilitazioni dei liceali francesi dei giorni scorsi, quando hanno cominciato a circolare schermate di messaggi provenienti da account sospettati dagli studenti di appartenere a poliziotti e gendarmi intenzionati a infiltrarsi nei gruppi che organizzavano i blocchi scolastici. Uno di questi profili, con il nome 'Mamadou', utilizzava la formula "Bismillah, c’est les ténèbres", mescolando espressioni arabe e francesi a richieste di informazioni sulle proteste; l'attribuzione del messaggio a un agente delle Forze dell'ordine rimane l’ipotesi più accreditata.
Proprio quel linguaggio, giudicato dai ragazzi una caricatura del modo di parlare dei giovani di origine nordafricana, ha alimentato la diffusione della frase. Ripresa in video ironici e sui cartelli delle manifestazioni, l’espressione è diventata uno strumento per deridere i presunti tentativi di infiltrazione e contestare gli stereotipi che associano automaticamente immigrazione, periferie e violenza. La sua circolazione ha così trasformato un messaggio sospetto in un riferimento condiviso da una parte del Movimento studentesco.
È in questo contesto che la frase di Berard può essere letta come una citazione ironica e politica, un richiamo a un linguaggio di protesta che dai social francesi ha oltrepassato i confini nazionali; la traduzione letterale restituisce le parole, ma lascia fuori la storia che ne ha determinato l’uso nelle piazze. Questo consente di spiegare il riferimento, senza attribuire all’attivista intenzioni che soltanto una sua dichiarazione potrebbe chiarire. Allo stesso modo, la presenza nel contesto di una manifestazione attraversata da scontri e la ripetizione di uno slogan non sono, da sole, elementi sufficienti per attribuire a una persona la partecipazione - e nemmeno l'approvazione - a condotte violente.
La vicenda mostra però quanto facilmente una citazione possa cambiare significato quando viene separata dal proprio contesto; per comprendere quella frase occorre conoscere il messaggio da cui nasce, l’ironia con cui è stata ripresa e la contestazione degli stereotipi che ne ha accompagnato la diffusione.


pa.ga.



