Economia | 06 ottobre 2026, 20:40

Imprese valdostane, tiene l’occupazione ma rallentano produzione ed export

Imprese valdostane, tiene l’occupazione ma rallentano produzione ed export

L’indagine di Confindustria Valle d’Aosta sul quarto trimestre di quest'anno conferma un quadro di stabilità, condizionato dai costi energetici e dall’incertezza geopolitica. Nell’edilizia peggiorano le attese su produzione e nuove commesse. Il tessuto economico valdostano mantiene una sostanziale tenuta, ma le imprese guardano agli ultimi tre mesi del 2026 con maggiore prudenza. L’occupazione resta su un terreno positivo e il ricorso alla cassa integrazione si conferma contenuto, mentre rallentano le aspettative sulla produzione e si azzera il saldo tra le aziende che prevedono un aumento delle esportazioni e quelle che ne attendono una diminuzione.

È il quadro che emerge dall’indagine previsionale di Confindustria VdA tra le imprese associate, una platea di oltre 300 aziende. A pesare sulle prospettive sono soprattutto l’aumento dei costi dell’energia e dei carburanti e le tensioni geopolitiche, che rendono più incerta la programmazione delle attività.

“Un’altra volta ci troviamo ad affrontare un quadro complesso con variabili nuove e in costante evoluzione che impattano sulle attese delle nostre imprese associate”, osserva il presidente Francesco Turcato (foto sotto), secondo il quale gli investimenti effettuati negli ultimi anni contribuiscono a mantenere stabile l’economia regionale nonostante le difficoltà. “La manovra di bilancio nazionale dovrà tenere conto di questo quadro dando segnali concreti per l’industria, ma solo il raffreddamento delle tensioni geopolitiche sarà una risposta efficiente e stabile ai dubbi delle nostre aziende”, aggiunge Turcato.

Per il complesso del manifatturiero e dei servizi, il saldo tra previsioni di aumento e di diminuzione dell’occupazione si attesta a +9,80%. Il 97,8% delle aziende dichiara inoltre di non prevedere il ricorso alla Cassa integrazione guadagni nei prossimi tre mesi.

Più evidente il rallentamento delle attese produttive; il saldo resta positivo, al +6%, ma scende rispetto al +22,92% del trimestre precedente. Anche per i nuovi ordinativi prevalgono le aspettative di crescita, con un saldo del +12,77%, in diminuzione dal +19,15%.

Sul fronte delle esportazioni, circa il 68% delle imprese prevede un andamento invariato, mentre le quote di chi attende un aumento e di chi teme una contrazione sono entrambe intorno al 16%. Il saldo si porta così a zero, contro il +18,75% della precedente rilevazione: un peggioramento delle aspettative che, per ora, non si traduce in una prevalenza delle previsioni negative.

Cambia anche la distribuzione del portafoglio ordini. Le aziende con lavoro assicurato per meno di un mese passano dal 18,42% al 26,32%; il 31,58% dispone di ordini sufficienti per un periodo compreso tra uno e tre mesi, mentre cresce al 42,11% la quota con una visibilità superiore ai tre mesi.

Gli investimenti presentano un andamento differenziato; la quota di imprese che prevede ampliamenti scende dal 36,11% al 29,55%, mentre quella che programma sostituzioni sale dal 30,56% al 38,64%. Il tasso di utilizzo degli impianti diminuisce dal 70,95% al 66,94%.

I tempi medi di pagamento si attestano a 62 giorni, che diventano 85 per la Pubblica amministrazione. Il 31% delle aziende segnala ritardi negli incassi, rispetto al 29% del trimestre precedente.

Nell’edilizia, alla tenuta dell’occupazione si affiancano segnali più deboli sul lavoro atteso. Il saldo delle previsioni occupazionali passa da zero a +9,09% e il 90% delle imprese intervistate non prevede di ricorrere alla cassa integrazione. Le aspettative sulla produzione scendono però a -11,11%, contro un saldo nullo nel trimestre precedente, mentre quelle sulle nuove commesse peggiorano dal -16,67% al -33,33%.

Aumentano, nello stesso settore, le aziende che dichiarano investimenti: per gli ampliamenti la quota passa dal 16% al 41%, per le sostituzioni da zero al 25%. Il tasso di utilizzo degli impianti resta stabile al 64%.

Per le imprese edili i tempi medi di pagamento sono di 56 giorni, 46 nel caso della Pubblica amministrazione. Peggiora invece l’andamento degli incassi: a segnalare ritardi è il 33,33% delle aziende, contro il 14,29% della rilevazione precedente.

red.laprimalinea.it