La volontà di continuare a investire nello stabilimento di Aosta è stata confermata, ma ai sindacati servono ora obiettivi, cifre e tempi. È il punto emerso dal secondo incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy tra la direzione di Cogne Acciai Speciali-Cas e le organizzazioni nazionali e regionali di Fim, Fiom e Uilm. Al centro del confronto, il piano industriale con orizzonte 2027 e le condizioni di lavoro nell’acciaieria.
Secondo il comunicato unitario delle tre sigle, l’azienda ha illustrato la situazione economica e organizzativa del 2024 e del 2025, richiamando gli effetti del quadro geopolitico internazionale sul mercato dell’acciaio. Sono state inoltre esaminate le difficoltà legate ai costi dell’energia e delle materie prime, mentre le misure europee sui dazi e le nuove norme, osservano i sindacati, non avrebbero finora prodotto la ripresa sperata per la siderurgia.
Nel corso dell’incontro la direzione ha ribadito il valore strategico del sito di Aosta e, riferiscono Fim, Fiom e Uilm, ha confermato l’intenzione del gruppo Walsin Lihwa di proseguire gli investimenti, la produzione e le lavorazioni dell’acciaio. Una prospettiva accolta con attenzione dalle organizzazioni sindacali, che chiedono però di conoscere nel dettaglio come l’azienda intenda affrontare le criticità del settore e tutelare l’occupazione.
"Le iniziative annunciate devono tradursi in un piano industriale con obiettivi precisi e misurabili nel tempo per il recupero della competitività", affermano Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm, e Gabriele Belmonte, segretario Uilm Valle d’Aosta. I due sottolineano che il costo dell’energia, la concorrenza ritenuta sleale e le limitazioni normative richiedono anche un intervento del Governo e delle istituzioni locali.
Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto unitariamente un nuovo incontro al ministero, nel quale il piano venga presentato con "numeri concreti" e maggiori dettagli. Per i sindacati, il rilancio dello stabilimento deve passare anche dalla valorizzazione delle competenze presenti in azienda. Sul versante del lavoro pongono un limite esplicito: "Non permetteremo che siano lavoratrici e lavoratori a scontare il prezzo di una crisi" e il contratto integrativo aziendale "non può essere contrattato al ribasso".


pa.ga.



