Dopo i disordini avvenuti tra il 27 e il 28 agosto nel carcere di Brissogne, le diverse segnalazioni di disagi e carenze da parte di sindacati di categoria e operatori esterni, il Movimento politico progressista Potere al Popolo-PaP Valle d'Aosta interviene nel dibattito sulle condizioni dell'istituto penitenziario, chiedendo che l'attenzione non si concentri esclusivamente sugli episodi di violenza e sulle esigenze di sicurezza, ma venga estesa alla situazione quotidiana dei detenuti e di chi all'interno della struttura lavora.
Il Movimento parte proprio da quanto denunciato dall'Osapp, sindacato della Polizia penitenziaria, che nei giorni successivi ai fatti aveva parlato di "gravissimi disordini" e di una situazione che avrebbe "sfiorato una vera e propria rivolta". Un episodio che Potere al Popolo definisce grave e da chiarire, ponendo però una seconda questione: "Che cosa succede dentro il carcere quando non ci sono disordini e telecamere in azione?".
A sostegno dell'interrogativo, PaP richiama l'ultimo rapporto dell'Associazione Antigone sulla casa circondariale valdostana, nel quale vengono segnalate "numerose criticità di carattere manutentivo", con problemi che riguarderebbero in particolare la qualità dell'acqua potabile e di quella utilizzata per l'igiene personale.
Nel documento vengono inoltre evidenziati i numeri molto ridotti delle attività lavorative e trattamentali; secondo i dati citati da Potere al Popolo, sarebbero coinvolte tre persone su 148 detenuti. Criticità sarebbero presenti anche nella sezione transito, riservata ai nuovi ingressi in attesa di assegnazione, descritta come in condizioni di particolare precarietà, con spazi inagibili, problemi igienici e la segnalazione della presenza di topi.
Da qui una serie di domande che il Movimento rivolge, di fatto, a chi ha responsabilità sulla struttura: quali interventi siano stati eseguiti sulla qualità dell'acqua, quali siano quelli previsti per la sezione transito, come venga affrontata la presenza di roditori e, ancora, quanti detenuti abbiano attualmente accesso ad attività lavorative o trattamentali e quali progetti siano in programma per aumentarne il numero. Questioni che, sottolinea Potere al Popolo, "riguardano i detenuti, ma anche le persone che nel carcere lavorano ogni giorno".
Il Movimento propone inoltre di ampliare il confronto coinvolgendo l'Associazione Volontariato Carcerario e le altre realtà valdostane che operano dentro e intorno alla casa circondariale, associazioni, volontari e operatori che, per la loro esperienza diretta, possono contribuire a ricostruire un quadro più completo delle condizioni all'interno dell'Istituto.
Potere al Popolo precisa che porre l'attenzione sulle condizioni dei detenuti non significa contrapporsi alla Polizia penitenziaria. Il punto, sostiene il Movimento, è evitare che sicurezza e tutela dei diritti vengano considerate necessariamente in conflitto tra loro. La critica si allarga quindi alle politiche nazionali sulla sicurezza, ritenute eccessivamente orientate verso controlli, sanzioni e ricorso al carcere, mentre secondo il movimento dovrebbero essere rafforzati prevenzione, reinserimento e tutela della dignità delle persone. Una posizione che arriva a poco più di due settimane dai disordini di Brissogne e che introduce nel confronto un altro versante della questione carceraria, ovvero non soltanto la gestione delle emergenze e la sicurezza degli agenti e del personale, ma anche le condizioni strutturali dell'istituto e le opportunità offerte ai detenuti durante l'esecuzione della pena.
"Un carcere che produce soltanto disagio alimenta altra violenza. Un carcere che prepara al reinserimento può invece contribuire a una società più sicura", sostiene Potere al Popolo, che chiede quindi di ascoltare tutte le componenti della realtà penitenziaria, quindi detenuti, Polizia penitenziaria, operatori, volontari e associazioni. L'obiettivo dichiarato non è fornire una lettura alternativa che cancelli la gravità di quanto avvenuto a fine agosto, ma allargare lo sguardo su ciò che accade quotidianamente dietro le mura di Brissogne e sulle eventuali criticità che, lontano dai momenti di emergenza, rischiano di rimanere meno visibili.


patrizio gabetti



