Cronaca | 12 settembre 2026, 08:42

Carcere di Brissogne, infermiere allo stremo chiedono di passare alla Usl

Carcere di Brissogne, infermiere allo stremo chiedono di passare alla Usl

Turni che possono arrivare a 16 e persino 18 ore, organico ridotto al minimo, difficoltà a sostituire chi si ammala e circa 160 detenuti, praticamente tutti, sottoposti a terapie farmacologiche e da assistere. È una situazione che le infermiere impegnate nel carcere di Brissogne descrivono ormai come insostenibile e dalla quale emerge una richiesta precisa, quella di affidare direttamente all'Azienda Usl della Valle d'Aosta il personale infermieristico della Casa circondariale, anche attraverso incarichi a partita Iva.

Da circa quattro anni il servizio infermieristico all'interno del carcere è affidato alla CM Service, con un appalto attualmente prorogato sino a dicembre; il precedente sistema di affidamento risaliva al 2014. Delle sei infermiere attualmente operative nella struttura, secondo quanto ricostruito, soltanto una sarebbe dipendente, mentre le altre cinque lavorano a partita Iva; una settima infermiera è invece assente per maternità.

Il problema principale è diventato quello della copertura dei turni; quando intervengono malattie, assenze o altri imprevisti, il personale disponibile deve spesso prolungare il servizio ben oltre un normale orario di lavoro. Turni di 16 ore sarebbero diventati sempre meno eccezionali e in alcune occasioni si sarebbe arrivati sino alle 18 ore consecutive.

Emblematico un episodio recente, quello di un'infermiera entrata in servizio nel pomeriggio e chiamata a proseguire sino alle 7 del mattino successivo; non sarebbe più riuscita a sostenere il carico di lavoro e avrebbe lasciato il servizio, con il turno rimasto scoperto. Alle 8, con l'arrivo del medico, sarebbe stato lo stesso sanitario a provvedere alla somministrazione delle terapie ai circa 160 detenuti presenti nell'istituto.

Una situazione che tra le infermiere viene ormai associata apertamente al rischio di burnout. Alla normale gestione sanitaria si aggiunge infatti un contesto particolarmente complesso; all'interno del carcere si registrerebbero mediamente almeno tre episodi alla settimana tra tagli, autolesionismo e ferimenti che richiedono l'intervento del personale sanitario. Nonostante questo, in alcuni turni a occuparsi dell'intera popolazione detenuta rimane una sola infermiera.

A pesare sono anche le condizioni economiche. Secondo quanto riferito, le infermiere della CM Service percepiscono circa nove euro l'ora, per uno stipendio fisso mensile nell'ordine dei 1.400 euro; non sarebbero riconosciute maggiorazioni per le ore notturne né per gli straordinari e le giornate di malattia dovrebbero essere successivamente recuperate.

Da qui la soluzione auspicata da parte del personale, ovvero uscire dall'attuale sistema e passare direttamente sotto la gestione dell'Usl, con incarichi a partita Iva che potrebbero attestarsi attorno ai 40 euro lorde l'ora. Una formula che, secondo le infermiere, renderebbe economicamente più attrattivo il servizio e potrebbe consentire di reperire più facilmente personale, riducendo turni e carichi oggi concentrati su pochissime persone.

Ci sarebbe poi il problema delle sostituzioni; in alcuni casi, secondo quanto viene riferito, personale chiamato a coprire temporaneamente i turni arriverebbe in carcere senza un adeguato periodo di affiancamento. Una condizione particolarmente delicata in un ambiente nel quale vengono gestiti quotidianamente numerosi farmaci, compresi stupefacenti a uso terapeutico, e dove un errore nella preparazione o nella somministrazione può avere conseguenze rilevanti.

Anche sul fronte dei servizi interni emergono malumori. Le infermiere della CM Service, a differenza di altri lavoratori presenti nell'istituto, non avrebbero diritto alla mensa; per consumare il pasto dovrebbero pagare 7,20 euro e l'ora della pausa verrebbe comunque sottratta dall'orario retribuito. 

A gestire quotidianamente una situazione sempre più difficile sono i responsabili Mohamed Trabelsi e Valentina Cirillo, alle prese con la necessità di garantire la continuità dell'assistenza sanitaria nonostante un organico ridotto e margini sempre più stretti per coprire le assenze.

Quello sanitario, del resto, non è un problema che emerge soltanto oggi; l'Osapp, il sindacato autonomo della Polizia penitenziaria che negli ultimi mesi ha ripetutamente denunciato le criticità della casa circondariale di Brissogne, indica da tempo anche la gestione sanitaria tra i nodi che contribuiscono alle difficoltà dell'istituto.

Con un appalto prorogato soltanto sino a dicembre, la scadenza dei prossimi mesi potrebbe quindi diventare il momento per ripensare l'organizzazione del servizio. Per le infermiere la strada è già indicata; una gestione direttamente riconducibile all'Usl, capace di rendere il lavoro più attrattivo e soprattutto di riportare i turni entro limiti sostenibili, perché affidare l'assistenza di circa 160 detenuti a un solo professionista per turno, con giornate che possono arrivare a 16 o 18 ore, rischia di trasformare una carenza organizzativa in un problema di sicurezza sanitaria.