Approderà mercoledì 14 ottobre davanti alla Corte d’Appello di Torino il procedimento sulla presunta corruzione legata alle autorizzazioni per la realizzazione del moderno complesso immobiliare 'The Stone' a Breuil-Cervinia, nell’area dell’ex hotel Fosson.
A impugnare la sentenza di assoluzione pronunciata il 23 dicembre 2024 dal gup del tribunale valdostano Davide Paladino è stato il procuratore capo di Aosta, Luca Ceccanti. In primo grado erano stati assolti, “perché il fatto non sussiste”, Ezio Colliard (foto sotto mentre esce dal Palazzo di Giustizia di Aosta), amministratore unico della Vico srl di Hône; il figlio Tiziano Colliard e l’architetto Valerio Cappelletti, che all’epoca dei fatti sedeva quale membro esperto nella commissione edilizia del Comune di Valtournenche.
Una vicenda giudiziaria iniziata nel maggio 2023 con gli arresti di Ezio Colliard e Cappelletti da parte della Guardia di finanza di Aosta, eseguiti poco dopo la consegna di un assegno circolare da 10.276 euro. I due erano tornati in libertà tre giorni più tardi su disposizione del gip.
Secondo l’impostazione accusatoria, i Colliard avrebbero promesso a Cappelletti 330 mila euro con l’obiettivo di ottenere dal professionista, nella sua veste di componente della commissione edilizia, un parere favorevole e un sostegno alla realizzazione del complesso immobiliare. La Procura, al termine del giudizio abbreviato, aveva chiesto due anni di reclusione per Ezio Colliard e Cappelletti e un anno e quattro mesi per Tiziano Colliard.
Di segno opposto la ricostruzione delle difese, secondo cui il passaggio di denaro sarebbe stato riconducibile a una lecita transazione commerciale relativa alla cosiddetta operazione 'Area camper', nell’ambito della quale la somma di 300 mila euro, oltre agli oneri fiscali, avrebbe costituito un compenso legittimamente pattuito.
Una tesi che, secondo il gup Paladino, aveva quantomeno introdotto un ragionevole dubbio sulla ricostruzione accusatoria. Nelle motivazioni della sentenza, depositate successivamente, il giudice aveva infatti rilevato “carenze probatorie in merito alla sussistenza del patto corruttivo fra i soggetti coinvolti” e l’esistenza di una “ricostruzione alternativa, non del tutto implausibile ed inverosimile” della vicenda.
Elementi che non consentivano, secondo il giudice, di arrivare “in modo tranquillante” a una certezza sulla responsabilità penale degli imputati, imponendo quindi una pronuncia assolutoria, seppure – precisava la sentenza – “con formula dubitativa”. Paladino aveva inoltre escluso che dagli atti emergesse una generale “messa a disposizione della funzione” da parte di Cappelletti a favore degli imprenditori. L’attività contestata all’architetto, secondo quanto ricostruito nella sentenza, si sarebbe sostanzialmente limitata al voto espresso sulla pratica edilizia, senza che fossero emerse ulteriori condotte dirette ad agevolare Vico.
Anche l’iter della pratica aveva assunto un peso nella decisione; la prima votazione della commissione edilizia non era stata favorevole alla società, mentre la seconda aveva ottenuto il voto favorevole di Cappelletti, ma con condizioni. La Procura di Aosta, però, non ha condiviso le conclusioni raggiunte dal giudice e ha deciso di impugnare la sentenza; il fascicolo si sposta dunque a Torino, dove il 14 ottobre i giudici d’Appello saranno chiamati a riesaminare una vicenda che, a oltre tre anni dagli arresti che diedero il via al caso giudiziario The Stone, torna ora in aula.


pa.ga.



