La mountain bike in Valle d'Aosta era ancora quasi tutta da inventare quando Luca Mauri aveva già cominciato a vincere. Erano i primi anni Novanta, quelli delle bici che iniziavano ad abbandonare l'asfalto per trasformare sentieri e sterrati in campi di gara, e il 56enne ingegnere di Roisan, morto oggi per un incidente autonomo in bici nel Vallone dell'Urtier di Cogne apparteneva a quella generazione di atleti che contribuì concretamente alla nascita e alla crescita del movimento valdostano delle ruote grasse.
Mauri fu uno dei protagonisti di quella stagione pionieristica; in Valle d'Aosta, negli anni Novanta, vinceva praticamente tutto; nel 1991 i secondi Mondiali di MTB si disputarono al Ciocco, in Toscana, lui non vi partecipò ma esordì nell'agonismo e iniziò a vincere gare nel 1992, negli anni in cui la mountain bike stava conquistando una dimensione internazionale e preparandosi a diventare, pochi anni più tardi, disciplina olimpica;
Per chi ha vissuto quegli anni del ciclismo fuoristrada valdostano, il suo nome è legato a un'epoca molto diversa da quella attuale. Non esistevano ancora il movimento di massa, i grandi eventi e la specializzazione tecnica di oggi; erano gli atleti stessi, con la loro curiosità e la loro capacità di sperimentare, a contribuire allo sviluppo di biciclette, materiali e tecniche di guida.
Una dimensione che a Mauri era particolarmente congeniale; ingegnere, univa infatti alla capacità atletica una naturale attenzione per gli aspetti tecnici. Un legame tra sport e competenza professionale che non si sarebbe interrotto una volta terminati gli anni dell'agonismo MTB ad alto livello.
Mauri era però, prima ancora che un biker, un atleta nel senso più completo del termine. Finita la stagione delle grandi battaglie in mountain bike non aveva smesso di misurarsi con la fatica e con la montagna; lo aveva fatto semplicemente cambiando terreno e disciplina.
Nel 2011 era stato anche tra i protagonisti del Tor des Géants; nelle prime fasi di quella seconda edizione il suo nome figurava immediatamente alle spalle di alcuni dei migliori specialisti, tra cui Salvador Calvo Redondo, Christophe Le Saux, Ulrich Gross e Dennis Brunod. E quando si presentava al via delle gare valdostane continuava a lasciare il segno; nel 2014, nel Vertical della Becca di Viou, sulle montagne di casa tra Valpelline e Roisan, salì sul terzo gradino del podio in 1 ora 30 minuti e 53 secondi. Nella cronaca della gara veniva definito significativamente un atleta che gareggiava poco ma che, quando lo faceva, riusciva sempre a essere protagonista.
L'anno successivo, nel GranParadiso Vertical di Valsavarenche, mille metri di dislivello concentrati in appena 3,8 chilometri, Mauri fu addirittura secondo assoluto in 42'50", alle spalle di un fuoriclasse della corsa in montagna come Dennis Brunod e davanti a Henri Grosjacques, Roberto Maguet e Massimo Gerard.
Risultati che raccontano molto più di un semplice passato agonistico; a oltre vent'anni dalle vittorie in mountain bike, Luca Mauri conservava una condizione atletica e soprattutto una familiarità con la fatica fuori dal comune e dalla mountain bike ai sentieri di corsa, dalle lunghe distanze alle salite verticali, la montagna continuava a essere il suo ambiente.
Parallelamente c'era l'ingegnere, professionista conosciuto e stimato in Valle d'Aosta; ancora recentemente la documentazione regionale lo indicava come responsabile tecnico del centro di trattamento dei rifiuti liquidi di Brissogne. Due mondi, quello professionale e quello sportivo, che nel suo caso sembravano avere un tratto comune, quello della concretezza. Anche nel ciclismo Mauri era rimasto vicino agli aspetti più tecnici, mettendo esperienza e conoscenze maturate in decenni trascorsi sulle due ruote a disposizione di un settore che aveva visto nascere quando era ancora una nicchia per pochi appassionati.
La data delle esequie sarà resa nota probabilmente nella mattinata di mercoledì 2 settembre.


pa.ga.



