Economia | 31 luglio 2026, 21:53

Clima e territori montani, la Camera approva la mozione di Franco Manes

Il deputato valdostano, 'servono prevenzione e risorse per i piccoli Comuni'

Clima e territori montani, la Camera approva la mozione di Franco Manes

La Camera dei deputati ha approvato, con 283 voti favorevoli e sei contrari, la mozione sui cambiamenti climatici e sulle loro conseguenze per la salute, i centri urbani e le aree montane, primo firmatario il deputato valdostano Franco Manes (foto sotto). Il testo, modificato in alcuni punti su richiesta del Governo, impegna l'esecutivo a rafforzare le politiche di prevenzione e adattamento agli effetti del riscaldamento climatico, con un'attenzione particolare ai territori montani e alle loro infrastrutture.

Tra gli obiettivi della mozione figurano il potenziamento dei sistemi di previsione e prevenzione degli effetti delle ondate di calore, da estendere progressivamente anche alle aree interne, montane e turistiche, il rafforzamento dei piani locali per la tutela delle persone più fragili e il sostegno agli enti locali per incrementare il verde urbano, migliorare la capacità di assorbimento dei terreni e rendere più efficienti scuole e strutture sanitarie.

Una parte significativa del documento è dedicata alle montagne italiane. La mozione invita il Governo a valutare una Strategia nazionale per la sicurezza climatica delle aree montane e la predisposizione di un Piano pluriennale per la resilienza delle Alpi, con interventi rivolti alla prevenzione del dissesto idrogeologico, alla tutela della risorsa idrica, alla sicurezza delle infrastrutture e alla conservazione degli ecosistemi. Il testo punta inoltre a rafforzare la ricerca e il monitoraggio di ghiacciai, permafrost, versanti instabili, laghi glaciali e bacini montani, oltre a dare piena attuazione alle indicazioni elaborate dalla Protezione civile per la gestione dei rischi negli ambienti glaciali e periglaciali.

"La montagna è uno degli ambienti più fragili di fronte ai cambiamenti climatici e non può essere considerata un tema secondario rispetto alle città - commenta Manes -. Ghiacciai, permafrost, disponibilità dell'acqua, dissesto idrogeologico e sicurezza delle infrastrutture sono aspetti dello stesso problema e richiedono prevenzione, programmazione e risorse".

Secondo il deputato valdostano, le conseguenze del cambiamento climatico sono già evidenti anche nella nostra regione: "Le ondate di calore non interessano soltanto i grandi centri urbani. Nelle terre alte l'aumento delle temperature modifica equilibri naturali estremamente delicati, accelera il ritiro dei ghiacciai e la degradazione del permafrost e accresce il rischio di frane, crolli rocciosi, colate detritiche e criticità idrogeologiche. Per la Valle non si tratta di scenari lontani, ma di fenomeni con i quali dobbiamo già confrontarci".

Il tema della prevenzione, evidenzia Manes, riguarda anche la sicurezza delle infrastrutture. Il parlamentare ha infatti richiamato l'interrogazione presentata in Commissione Ambiente al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulle difficoltà che i piccoli Comuni incontrano nell'applicazione delle linee guida nazionali per il monitoraggio dei ponti.

Le norme prevedono censimenti, ispezioni periodiche, classificazione del livello di rischio e, nei casi più delicati, ulteriori verifiche e sistemi di monitoraggio. Attività che, pur essenziali per garantire la sicurezza, comportano costi rilevanti per gli enti proprietari. "Molti piccoli Comuni montani non dispongono di personale tecnico sufficiente e sono costretti ad affidare all'esterno le ispezioni e il monitoraggio", osserva Manes. "I finanziamenti statali riguardano soprattutto i lavori di messa in sicurezza, mentre manca ancora un sostegno adeguato per coprire i costi dei controlli. Non è possibile introdurre obblighi così impegnativi senza accompagnarli con risorse e strumenti adeguati".

Nella risposta all'interrogazione, il ministero ha riconosciuto le difficoltà dei piccoli Comuni, in particolare quelli montani, annunciando che, attraverso il confronto con Ansfisa, Anci, Upi e le altre amministrazioni interessate, saranno valutati strumenti di supporto tecnico e organizzativo, oltre a possibili interventi normativi e finanziari.

"Il riconoscimento del problema è un primo passo positivo, ma ora questa apertura deve tradursi in misure concrete - conclude Manes -. I cambiamenti climatici rendono territori e infrastrutture sempre più vulnerabili. Dobbiamo superare una gestione fondata esclusivamente sull'emergenza e costruire una vera cultura della prevenzione: investire oggi nei controlli, nella manutenzione e nel monitoraggio significa proteggere le comunità e ridurre i costi economici e sociali delle emergenze future".

pa.ga.