Si è conclusa poco dopo le 13, davanti ai giudici della Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Torino, l'udienza dedicata all'amministrazione giudiziaria della Casino de la Vallée Spa, il provvedimento disposto lo scorso 28 maggio nell'ambito dell'inchiesta sui presunti illeciti nei controlli antiriciclaggio della Casa da gioco di Saint-Vincent.
Gli avvocati Ascanio Donadio e Maurizio Riverditi, che assistono la società, hanno illustrato per circa un'ora la loro memoria difensiva, ribadendo la richiesta di una profonda rimodulazione della misura di prevenzione. Di segno opposto la posizione del pubblico ministero Francesco Pizzato, intervenuto per circa un quarto d'ora, che ha chiesto il mantenimento dell'amministrazione giudiziaria nelle forme attuali. Il collegio si è riservato la decisione, che dovrebbe essere comunicata alle 16.30 di oggi.
Nel corso della discussione, Donadio e Riverditi hanno aggiunto un ulteriore elemento rispetto ai contenuti della memoria depositata. I due legali hanno infatti evidenziato come la relazione degli amministratori giudiziari non avrebbe adeguatamente considerato il contesto temporale nel quale sarebbero maturati i fatti contestati ai due funzionari del Casinò indagati nel procedimento penale.
Secondo la difesa, le condotte oggetto dell'inchiesta risalgono infatti al periodo in cui la Casa da gioco era sottoposta alla procedura di concordato preventivo aperta davanti al Tribunale di Aosta, fase nella quale erano già stati introdotti e progressivamente rafforzati controlli e procedure finalizzati a prevenire fenomeni di illegalità.
Gli avvocati hanno ricordato che, già sotto la gestione dell'allora amministratore unico Rodolfo Buat, la società aveva avviato un percorso di potenziamento dei presìdi interni, con particolare attenzione agli adempimenti antiriciclaggio e ai controlli organizzativi, sostenendo quindi che tali circostanze non sarebbero state adeguatamente valorizzate nella ricostruzione posta a fondamento della misura di prevenzione.
La linea difensiva è rimasta quella già delineata nella memoria depositata. Donadio e Riverditi hanno sostenuto che il Casinò non sarebbe stato uno strumento consapevole di attività illecite, ma piuttosto la parte danneggiata dall'operato di alcuni dipendenti infedeli e di soggetti esterni. Per questo motivo hanno chiesto ai giudici di valutare la situazione organizzativa attuale della società, evidenziando gli interventi già adottati prima e dopo l'avvio dell'inchiesta, e di limitare l'eventuale amministrazione giudiziaria ai soli comparti maggiormente esposti al rischio, lasciando invece agli organi societari la gestione ordinaria dell'azienda.
Di diverso avviso il pubblico ministero Francesco Pizzato, titolare dell'indagine penale condotta dalla Guardia di finanza di Aosta. Nel suo intervento, durato circa quindici minuti, il magistrato ha ribadito la necessità di mantenere integralmente l'amministrazione giudiziaria, sottolineando la distinzione tra il procedimento penale in corso e la procedura di prevenzione davanti al Tribunale di Torino. Pur trattandosi di due percorsi giuridici autonomi, secondo la Procura permangono i presupposti che avevano portato all'applicazione della misura il 28 maggio scorso.


pa.ga.



