Cronaca | 11 luglio 2026, 18:12

Addio a Stefano Balbis, il deejay che trasformava la musica in un luogo dell’anima

È morto oggi sabato 11 luglio, all'età di 55 anni, uno dei protagonisti della stagione indimenticabile dello storico Discostudio Divina di Aosta. Riservato e sensibile, aveva vissuto per la musica e per quel locale di cui si sentiva ancora, a distanza di anni, un 'custode'. Lascia la mamma Luisa e il fratello Fabio; le esequie saranno celebrate in forma privata

Stefano Balbis in uno scatto al Discostudio Divina

Stefano Balbis in uno scatto al Discostudio Divina

È morto oggi, sabato 11 luglio, all’età di 55 anni Stefano Balbis, uno dei volti e soprattutto una delle voci più conosciute e amate della lunga stagione del Discostudio Divina di Aosta. Malato da tempo, Balbis viveva da solo da molti anni e lascia la madre, Luisa Redivo e il fratello Fabio (il padre, Renzo Balbis, è deceduto da tempo). Le esequie saranno celebrate in forma privata.

Con la sua fine se ne va un tassello indimenticabile di quella Aosta che, tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta, aveva trovato nella notte, nella musica e nella pista del Divina uno dei suoi principali luoghi di incontro. Ma Stefano Balbis non era stato semplicemente un deejay. Chi lo aveva visto lavorare in quel locale ricorda un artista capace di trasformare ogni serata in uno spettacolo, con il microfono in mano, la musica, le parole e una capacità naturale di entrare in sintonia con centinaia di persone.

La sua storia con la musica era cominciata quasi per caso nel 1987, quando aveva accompagnato l’amico ed ex compagno di scuola Christian Bari a Radio Valle d’Aosta 101 per un provino ma quel provino, alla fine, lo fece anche lui. Da lì l’incontro con Tullio Macioce e poi l’approdo al Divina, dove Balbis trovò il luogo che avrebbe segnato profondamente la sua vita.

Con Macioce trascorse ore e ore nella cabina della discoteca a provare, imparare, sperimentare; il talento emerse rapidamente e Stefano diventò molto più di un ragazzo dietro a una consolle: inventava sigle, 'raccontava' la discoteca, attraversava la pista con il radiomicrofono in mano mentre un faro lo seguiva e trasformava il pubblico in parte dello spettacolo. Con Tullio Macioce e Pierluigi Vacchiero fu tra i protagonisti di un’epoca che ha attraversato e unito diverse generazioni di valdostani.

Il Divina, però, per lui non era mai diventato soltanto un ricordo e anche molti anni dopo la chiusura del locale, Stefano tornava in quel pezzo di terra di Aosta dove un tempo sorgeva la discoteca. Scendeva dall’auto, si fermava davanti all’impronta del locale rimasta sorprendentemente sul terreno e restava lì, in silenzio. Parlava di quel posto come di un luogo dotato di una propria "sacralità" e si considerava, insieme agli amici di allora, uno dei suoi custodi.

"Sento di aver avuto un privilegio straordinario", aveva raccontato nel settembre del 2023 a Laprimalinea, ricordando quegli anni e quella straordinaria avventura umana e professionale. Un privilegio che, diceva, lo aveva costretto a uscire dal suo guscio, lui che nella vita privata era rimasto una persona profondamente riservata e sensibile. In quell’occasione aveva anche raccontato la sorpresa e l’emozione provate nel ricevere, dopo tanti anni, numerose attestazioni di affetto da parte di persone che lo avevano conosciuto e ascoltato. "Ho scoperto che esistono tante persone che mi vogliono bene", aveva detto. Oggi quelle parole assumono inevitabilmente un significato diverso perché Stefano Balbis, che negli ultimi anni aveva condotto un’esistenza appartata e aveva affrontato a lungo la malattia, nella memoria di molti resterà il ragazzo con il microfono in mano e la musica intorno, capace di accendere una pista e di farne, per una notte, il centro del mondo.

E resterà anche l’uomo che, molto tempo dopo, continuava a fermarsi davanti all’impronta del Divina, il locale che non c'è più ma di cui lui continuava a sentire l’energia. Ora, in quel luogo dell’anima, resterà anche una parte di Stefano.

patrizio gabetti