Il Tribunale di Torino ha disposto l’amministrazione giudiziaria della Casinò de la Vallée Spa che gestisce la Casa da gioco valdostana, nominando due professionisti torinesi. Si tratta del primo provvedimento di questo tipo applicato a una Casa da gioco italiana.
Il decreto, notificato oggi, è stato emesso nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura della Repubblica di Aosta su un presunto sistema di riciclaggio e corruzione incentrato sul casinò valdostano. Secondo i giudici, sostenuti da una relazione delle Fiamme Gialle, l'attuale governance del Casino non avrebbe operato correttamente per arginare le attività di riciclo di denaro illecito.
Secondo quanto riportato nel comunicato del Comando territoriale di Aosta delle Fiamme gialle, il provvedimento rappresenta “la prima applicazione dello strumento dell’amministrazione giudiziaria ad una casa da gioco”, individuata dagli inquirenti come contesto utilizzato “per il riciclaggio di proventi illeciti e per lo scambio di valori in esecuzione di accordi di natura criminosa”.
Nell’indagine, a dicembre scorso, erano finite sotto inchiesta 33 persone, tra cui alcuni dipendenti della casa da gioco. Contestualmente erano stati sequestrati denaro contante, conti correnti, disponibilità finanziarie e immobili per circa 5 milioni di euro. I reati contestati, a vario titolo, sono associazione a delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio.
Gli investigatori contestano inoltre una “colpa di organizzazione” della società, ritenendo che i vertici del casinò, pur non direttamente coinvolti nei reati, non abbiano adottato misure adeguate per impedire il radicarsi di fenomeni di corruzione e riciclaggio all’interno della struttura "pur avendo captato molteplici segnali d'allarme". Tale condotta "avrebbe configurato la cosiddetta colpa di organizzazione in quanto l'azienda sebbene si fosse dotata, almeno sulla carta, di procedure volte ad impedire il verificarsi di fenomeni criminosi, nei fatti avrebbe disatteso le regole cautelari formalizzate nel modello organizzativo ex Decreto Legislativo n. 231/2001".
Il Tribunale ha quindi disposto un periodo iniziale di un anno di “tutoraggio” attraverso due amministratori giudiziari, incaricati di esercitare specifici poteri di amministrazione per rimuovere le criticità rilevate dagli inquirenti.


pa.ga.



