Non è solo la sentenza a far discutere, ma ora anche il cortocircuito istituzionale che ne è seguito. Dopo la decisione del Tribunale di Aosta che ha dichiarato decaduto per ineleggibilità il presidente della Giunta, Renzo Testolin, si apre un nuovo fronte: quello tra il costituzionalista Nicola Lupo e lo stesso Consiglio Valle che lo aveva incaricato di un parere sul tema.
Parole pesanti quelle del professore ordinario della Luiss, affidate a un’agenzia Ansa: la sentenza viene definita da Lupo assai deludente nelle argomentazioni di merito e addirittura contenente “un grave strafalcione”. Nel mirino, in particolare, il passaggio in cui il Tribunale esclude la rimessione alla Corte costituzionale.
Secondo Lupo, i giudici avrebbero commesso un errore tecnico di base: “per ben due volte” – riporta l'Agenzia la frase di Lupo – la sentenza sostiene che per sollevare una questione di legittimità costituzionale il giudice debba ritenerla 'manifestamente fondata' ”. Una ricostruzione che il costituzionalista bolla come errata: il requisito, ricorda, è invece quello della “non manifesta infondatezza”, oltre alla rilevanza.
Una differenza tutt’altro che formale. “Il che è ovviamente ben diverso – sottolinea Lupo – tanto più che il divieto di terzo mandato, specie nell’interpretazione rigorosa adottata dal Tribunale, appare in evidente contrasto con la giurisprudenza costituzionale più recente”. Un contrasto che, secondo il professore, è ancora più marcato in Valle d’Aosta, dove non è prevista l’elezione diretta del presidente della Regione, elemento che in altre realtà giustifica il limite dei mandati.
Parole che hanno immediatamente provocato la reazione dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Valle, che in una nota istituzionale ha preso ufficialmente le distanze dal proprio ex consulente.
“Una dichiarazione totalmente inopportuna e fuori luogo in un momento così delicato per la Valle d’Aosta”, affermano il presidente Stefano Aggravi, i vicepresidenti Loredana Petey e Massimo Lattanzi e i consiglieri segretari Laurent Viérin e Corrado Bellora. L’organo istituzionale ribadisce “il massimo rispetto nei confronti delle sentenze e degli organi che le emanano”.
Non solo. Il Consiglio regionale sottolinea anche un elemento politico-istituzionale rilevante, quello di non avere "più alcun rapporto con il professor Lupo”, il cui incarico per il parere pro veritate risale all’ottobre 2025. Da qui la precisazione finale: le dichiarazioni del costituzionalista sono “a titolo esclusivamente personale” e “non riconducibili in alcun modo” all’assemblea valdostana.
Il risultato è uno scontro su due livelli; da un lato, una critica tecnica durissima alla sentenza, che entra nel merito dei presupposti costituzionali e della corretta applicazione dei criteri per il rinvio alla Consulta. Dall’altro, una presa di posizione istituzionale che, pur senza entrare nel merito giuridico, difende il principio di rispetto delle decisioni giudiziarie e segna una netta distanza da chi fino a pochi mesi fa era stato chiamato a esprimere un parere proprio su quella materia.


patrizio gabetti



