Non solo una celebrazione, ma un richiamo alla responsabilità. Il 25 Aprile, Festa della Liberazione, ad Aosta si è aperto come da tradizione nel cimitero cittadino, per terminare in una piazza Chanoux affollata, teatro della cerimonia ufficiale che ha riunito Istituzioni, Forze dell’ordine, Esercito, Associazioni combattentistiche e cittadini.
La mattinata è iniziata con i momenti più solenni: la deposizione delle corone al Sacrario dei Caduti e al Giardino della Rimembranza da parte di giovani dell'Anpi, alle quali hanno reso omaggio il Presidente della Giunta, Renzo Testolin; il sindaco di Aosta, Raffaele Rocco e il questore di Aosta, Angela Cannavale. Tappe simboliche che hanno scandito il ricordo di chi ha pagato con la vita la conquista della libertà. Poi il corteo, accompagnato dalla Banda municipale di Aosta che ha suonato 'Bella Ciao', ha attraversato il centro cittadino fino a ricompattarsi in piazza, dove si sono alternati gli interventi ufficiali dopo l'Alzabandiera e la deposizione di una corona da parte dei rappresentanti delle sezioni valdostane dell'Anpi e, per la prima volta nella nostra regione, dell'Associazione nazionale ex internati-Anei.
Il filo conduttore della giornata è stato chiaro a tutti ed è stato quello, lo scriviamo con un certo orgoglio, espresso nel nostro umile quanto sincero richiamo di questa mattina: la libertà non è un’eredità immobile, ma un valore che, sinsieme a quello dell'Autonomia, oggi più che mai va continuamente difeso, perchè stiamo nuovamente rischiando di perderlo. Un concetto ribadito anche negli interventi istituzionali, soprattutto in quello del sindaco di Aosta, Raffaele Rocco, dove il richiamo è stato diretto alla necessità di contrastare disinformazione, indifferenza e disaffezione civica.
Un messaggio che lega passato e presente. Perché se la Resistenza rappresenta il fondamento della democrazia, in Valle d’Aosta assume anche un significato ulteriore: quello di aver contribuito alla nascita e al consolidamento dell’autonomia regionale. Una conquista che non viene presentata come un dato acquisito, ma come il risultato di scelte e sacrifici.
Nel corso della giornata non sono mancati i momenti più partecipati e popolari: dalla musica in piazza alle iniziative culturali diffuse, fino agli appuntamenti conviviali che ogni anno accompagnano la ricorrenza. Segnali di una memoria che, pur nella ritualità, continua a trovare spazi di condivisione.
Il riferimento storico resta quello dei giorni della Liberazione, culminati per Aosta alla fine di aprile del 1945, quando la città tornò libera dopo l’occupazione nazifascista. Un passaggio che, a distanza di oltre ottant’anni, continua a rappresentare un punto fermo nella coscienza collettiva.
Oggi, però, il 25 Aprile parla anche al presente. E lo fa con una domanda implicita: quanto siamo disposti, ancora, a difendere quella libertà conquistata allora?











pa.ga.



