A 48 ore da oggi sabato 25 aprile, Festa della Liberazione, la frazione Breil di Châtillon si è fermata per ricordare una pagina dolorosa della propria storia. Giovedì 23 aprile, l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Jean-Claude Daudry, insieme all’Anpi Valle d'Aosta, ha deposto un mazzo di fiori al cippo che testimonia un tragico episodio della Seconda guerra mondiale.
Una cerimonia semplice, in una mattinata soleggiata e leggermente ventosa, ma carica di memoria. Tra i presenti anche Tiziana Minuzzo (foto sotto), invitata dal sindaco, che ha voluto condividere il ricordo del padre Mario, partigiano, riportando alla luce un episodio drammatico avvenuto il 23 aprile 1944.
“Quel gesto, quel mazzo di fiori e le parole di oggi mi hanno riportata a ciò che mi raccontò mio padre”, ha spiegato Minuzzo, rievocando una testimonianza diretta della Resistenza valdostana.
Il racconto è quello di una fuga spezzata dalla violenza. Mario, allora giovanissimo, stava rientrando con un compagno – Emilio – da un sopralluogo alla centrale di Covalou. Nei pressi del passaggio a livello di Breil, i due vennero sorpresi da militari fascisti e tedeschi di ritorno dalla bassa Valle.
A riconoscere Emilio fu un milite repubblichino, un ex partigiano passato dall’altra parte. Bastò un attimo: l’alt intimato, poi gli spari. Emilio non riuscì a mettersi in salvo. Mario, invece, trovò rifugio in un fienile, dove rimase nascosto per tutta la notte. Nel caos della sparatoria, a perdere la vita fu anche un giovane del posto, uscito di casa in quel momento. Nonostante si fosse dichiarato innocente, venne ucciso. I militari, convinti di aver eliminato i fuggitivi, si allontanarono dopo una breve perlustrazione. All’alba, quando Mario uscì dal fienile, si trovò davanti la madre del ragazzo ucciso; fu lei ad aiutarlo a fuggire, indicandogli i percorsi più sicuri per lasciare il villaggio. Un gesto che segnò per sempre la memoria del giovane partigiano.
“Mi abbracciò e, piangendo, mi disse di non sentirmi in colpa per la morte di suo figlio”, raccontava Mario alla figlia.
Un atto di umanità in mezzo alla guerra, che Tiziana Minuzzo ha voluto ricordare come uno degli insegnamenti più profondi trasmessi dal padre, entrato nella Resistenza a soli 16 anni, tra i partigiani della 'Morgnetta'.
“Il coraggio di quella madre – ha concluso – mio papà me lo ricordò più volte. Sono orgogliosa di essere la figlia di un partigiano che ha combattuto per la libertà”.
Un ricordo che, a distanza di oltre ottant’anni, restituisce il senso più autentico del 25 Aprile: non solo celebrazione, ma memoria viva di scelte, sacrifici e gesti di straordinaria umanità.



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