Lo Zelo di Anubi | 28 marzo 2026, 12:00

Protezione civile e animali; dalle basi normative alle nuove procedure operative del 2026

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto del 21 gennaio 2026, la Protezione Civile introduce per la prima volta un quadro operativo nazionale dedicato al soccorso e all’assistenza degli animali nelle emergenze. Una svolta che dà attuazione concreta ai principi già presenti nel Codice della Protezione Civile del 2018.

Protezione civile e animali; dalle basi normative alle nuove procedure operative del 2026

Per anni il tema della tutela degli animali nelle situazioni di emergenza è rimasto ancorato a un principio generale, riconosciuto dal Codice della Protezione Civile del 2018, ma privo di indicazioni pratiche su come intervenire nei diversi scenari di crisi. Con il decreto del Capo del Dipartimento della Protezione Civile pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2026 , questo vuoto viene finalmente colmato attraverso un insieme di istruzioni operative che definiscono ruoli, responsabilità e modalità di intervento. Il Codice del 2018 (D.Lgs. 1/2018) aveva introdotto un elemento innovativo: per la prima volta gli animali venivano inclusi tra i soggetti da tutelare nell’ambito del Servizio Nazionale, accanto alla vita umana, ai beni e all’ambiente. Tuttavia, come spesso accade nelle norme quadro, mancavano gli strumenti applicativi necessari per trasformare un principio in un’azione coordinata. Il nuovo decreto del 21 gennaio 2026 risponde proprio a questa esigenza, fornendo un impianto operativo articolato in tre allegati tecnici. Il documento affronta diversi ambiti: il recupero degli animali durante le operazioni di soccorso tecnico urgente, la gestione degli animali da allevamento in caso di strutture danneggiate o evacuazioni preventive, la continuità dell’assistenza veterinaria nelle aree colpite e l’organizzazione dell’accoglienza per cani, gatti e altri animali da compagnia che seguono la popolazione nelle aree di ricovero. Quest’ultimo aspetto è particolarmente rilevante: in molte emergenze passate, la difficoltà di accogliere gli animali nelle strutture temporanee ha portato alcune persone a rifiutare l’evacuazione, con ripercussioni sulla sicurezza individuale e collettiva. Le nuove indicazioni cercano di prevenire questo problema prevedendo soluzioni logistiche e protocolli condivisi. Il decreto distingue inoltre le fasi di pianificazione e gestione dell’emergenza, indicando per ciascun obiettivo gli enti responsabili e quelli chiamati a collaborare. Il quadro normativo di riferimento comprende, tra gli altri, la Legge 281/1991 sugli animali d’affezione e il Regolamento UE 2016/429 relativo alle malattie animali trasmissibili, integrando così la dimensione nazionale con quella europea. Le misure previste riguardano prioritariamente animali da compagnia e da allevamento, ma includono anche rifugi, colonie feline, santuari e centri di recupero della fauna selvatica, riconoscendo la varietà dei contesti in cui può rendersi necessario un intervento. La portata del provvedimento è significativa: per la prima volta l’Italia dispone di un sistema organico che rende operativa la tutela degli animali nelle emergenze, superando approcci frammentati e differenze territoriali. La sua efficacia dipenderà dall’attuazione a livello regionale e locale, ma rappresenta un passo concreto verso una gestione più completa e responsabile delle calamità.

Per chi vive con un animale o gestisce strutture che ospitano animali, sapere che esiste un piano nazionale strutturato non è un dettaglio, al conatrario significa poter contare su procedure chiare, su una rete di competenze e su un sistema che riconosce il valore del legame uomo–animale anche nei momenti più critici.

 

red.laprimalinea.it