Cronaca | 25 marzo 2026, 18:50

Omicidio La Salle; Teima ai giudici, 'non ho ucciso Auriane, fate giustizia...'

Omicidio La Salle; Teima ai giudici, 'non ho ucciso Auriane, fate giustizia...'

Per la prima volta dall’inizio del processo, Sohaib Teima questa mattina ha preso la parola davanti alla Corte d’assise del tribunale di Aosta (giudici togati Giuseppe Colazingari e Marco Tornatore) che lo giudica per l’omicidio della fidanzata, Auriane Laisne, trovata morta il 5 aprile 2024 nella cappella di Equilivaz, frazione abbandonata di La Salle. Dopo la richiesta di ergastolo avanzata dalla Procura e prima delle arringhe difensive, il 23enne di origine marocchina ma cresciuto e residente a Fermo ha reso dichiarazioni spontanee.

A voce bassa, ha espresso “profondo dolore” per la vittima, con cui dice di aver avuto un forte legame, e solidarietà alla famiglia. Ha ribadito però la propria innocenza: “Non ho ucciso Auriane, spero sia fatta giustizia”.

È questa tutto sommato la linea sostenuta fin dall’arresto in Francia: secondo la difesa, l’ultima volta che Teima avrebbe visto la ragazza, alla fine di marzo 2024, era ancora viva, dopo essersi allontanata con due persone legate – ipotizza – a un giro di droga.

L’avvocato difensore Tommaso Calabrò ha attaccato l’impianto accusatorio, sostenendo che le indagini si siano concentrate fin da subito solo su Teima, escludendo piste alternative. Per una condanna, evidenzia, servirebbero certezze su presenza sul luogo del delitto, momento della morte, movente e arma: elementi che, a suo dire, mancano o restano deboli. L’arma, in particolare, non è mai stata trovata. Dubbi anche sulla localizzazione dell’imputato: i dati del telefono lo collocano nell’area, ma non con precisione nella cappella. Contestata inoltre la mancata analisi di alcuni reperti rinvenuti sul posto, che secondo la difesa avrebbe potuto chiarire definitivamente la vicenda.

Sul movente, i legali (assieme a Calabrò, la collega Lucia Lupi) hanno definito “illogica” la ricostruzione della Procura, secondo cui Teima avrebbe ucciso la ex per timore di un processo per maltrattamenti. Anche l’ipotesi di premeditazione viene respinta: i comportamenti dei due, ricostruiscono, appaiono incompatibili con un piano omicida.

In chiusura, la difesa ha chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”. In subordine, ha sollecitato l’esclusione delle aggravanti e una riduzione della pena, giudicando comunque l’ergastolo sproporzionato per un imputato così giovane. La sentenza è attesa l’8 aprile, dopo eventuali repliche e la camera di consiglio.

pa.ga.