L’intelligenza artificiale entra sempre più nel dibattito interno alla magistratura, non solo come tema teorico ma come possibile strumento di lavoro. Se ne è discusso nel pomeriggio di giovedì 12 marzo al Palazzo di Giustizia di Brescia, dove la Struttura didattica territoriale della Scuola Superiore della Magistratura della Corte d’Appello bresciana ha organizzato l’incontro di studio di diritto penale dal titolo 'AI e Copilot: laboratorio teorico-pratico'.
Tra i relatori della giornata Manlio D’Ambrosi, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Aosta, che ha tenuto una complessa lezione dal tema 'AI e indagini: prospettive e rischi', analizzando l’utilizzo delle nuove tecnologie nel lavoro investigativo e nell’attività quotidiana dei magistrati.
Nel suo intervento, rivolto a colleghi del distretto, magistrati ordinari in tirocinio, giudici onorari e laureati in giurisprudenza impegnati nei tirocini formativi negli uffici giudiziari, D’Ambrosi ha illustrato come strumenti di intelligenza artificiale – tra cui i sistemi di assistenza come Copilot – possano rappresentare un supporto utile nel lavoro dei magistrati.
In particolare il pubblico ministero ha spiegato come queste tecnologie possano aiutare nella gestione e nell’analisi di grandi quantità di documenti, nella sintesi di atti complessi e nella ricerca giuridica, attività che occupano una parte significativa del lavoro quotidiano di procure e tribunali. Un utilizzo consapevole, ha sottolineato, può consentire di migliorare l’efficienza e l’organizzazione del lavoro senza incidere sull’autonomia e sulla responsabilità decisionale del magistrato.
Accanto alle prospettive di sviluppo, D’Ambrosi ha però richiamato l’attenzione anche sui rischi connessi a un uso improprio dell’intelligenza artificiale, evidenziando la necessità di mantenere sempre un controllo umano sui risultati prodotti dagli algoritmi. Tra i punti critici indicati figurano l’affidabilità delle informazioni generate, la possibile presenza di errori o distorsioni nelle risposte e le questioni legate alla protezione dei dati e alla riservatezza degli atti giudiziari.
Il magistrato ha quindi sottolineato come l’intelligenza artificiale possa diventare uno strumento di supporto per il lavoro giudiziario, ma solo se utilizzata con prudenza e consapevolezza, all’interno di un quadro di regole e di formazione adeguata.
L’incontro si è aperto con l’intervento di Francesca Tortora, giudice del Tribunale di Modena, che ha illustrato una guida pratica all’utilizzo consapevole di Copilot. Il dibattito finale ha visto la partecipazione di Marco Vommaro, giudice del Tribunale di Brescia e referente informatico distrettuale per il settore penale, e di Mauroernesto Macca, magistrato di riferimento per l’informatica nello stesso ambito.
Il confronto ha confermato come il tema dell’intelligenza artificiale stia diventando sempre più centrale anche nella riflessione sulla modernizzazione degli strumenti di lavoro della magistratura.


pa.ga.



