È stato presentato oggi giovedì 5 marzo a Rimini, nell’ambito di KEY - The Energy Transition Expo, il progetto Circular Renewable Energy Area Living Lab (CREALab), iniziativa di ricerca e sviluppo guidata da Cva Spa e realizzata in partnership con Podium Engineering Srl, Torino Airport, aizoOn Consulting Srl, il Politecnico di Torino e l’Istituto Italiano di Tecnologia.
Il progetto, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica nell’ambito del decreto 386 del 17 novembre 2023, ha un costo complessivo di 10,3 milioni di euro, con 7,47 milioni di contributo pubblico.
L’obiettivo è sviluppare tecnologie innovative di accumulo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili non programmabili, come solare ed eolico, sempre più centrali nel percorso di decarbonizzazione del sistema energetico nazionale ed europeo.
L’accumulo come chiave della transizione energetica
La crescita delle rinnovabili comporta infatti una sfida strutturale: la produzione di energia da fonti come sole e vento non è continua e deve essere bilanciata con sistemi capaci di immagazzinare l’energia quando è disponibile e rilasciarla quando serve. Per questo motivo il progetto CREALab punta a studiare e sviluppare una nuova tecnologia di accumulo energetico di lunga durata, superiore alle sei ore, destinata a impianti di taglia industriale. La soluzione, denominata Novel-BT, sarà realizzata utilizzando materiali riciclabili e rigenerabili e con l’obiettivo di costruire una filiera tecnologica nazionale.
Attualmente il mercato dello storage energetico è dominato dalle batterie agli ioni di litio, che offrono elevata efficienza ma non rappresentano la soluzione più adatta per sistemi di accumulo di lunga durata, oltre le quattro ore. Per sostenere una penetrazione sempre più ampia delle rinnovabili, diventa quindi necessario sviluppare sistemi di stoccaggio in grado di operare su scale temporali più ampie, anche plurigiornaliere o stagionali.
Due dimostratori: uno con CVA e uno all’aeroporto di Torino
Il progetto prevede la realizzazione di due dimostratori tecnologici. Il primo (DEMO1) sarà sviluppato in ambito CVA e servirà a integrare la nuova tecnologia con altri sistemi di accumulo già installati o in fase di installazione, creando un sistema di accumulo ibrido (HESS) capace di fornire diversi servizi alla rete elettrica.
Questo sito potrà evolvere in un vero e proprio centro di competenza per la validazione di tecnologie di storage, dove aziende ed enti di ricerca potranno testare e migliorare nuove soluzioni. Il secondo dimostratore (DEMO2) sarà realizzato presso Torino Airport, dove il sistema di accumulo sarà integrato nella smart grid aeroportuale con l’obiettivo di massimizzare l’autoconsumo dell’energia rinnovabile prodotta.
In particolare il progetto prevede l’utilizzo di un impianto fotovoltaico progettato per avere un basso impatto elettromagnetico, in modo da garantire la compatibilità con i sistemi radar dell’aeroporto. L’iniziativa si inserisce nel percorso di decarbonizzazione del settore dell’aviazione, che punta all’elettrificazione delle operazioni di terra e, in prospettiva, anche di alcune attività di volo.
Simulazioni e algoritmi per ottimizzare lo storage
Il progetto CREALab prevede anche lo sviluppo di strumenti avanzati di simulazione e algoritmi di gestione energetica.
Attraverso simulatori dinamici sarà possibile analizzare diversi scenari energetici e definire l’architettura ottimale dei sistemi di accumulo, combinando differenti tecnologie e dimensionandole in modo da ridurre il Levelized Cost of Storage (LCOS), cioè il costo complessivo dell’energia immagazzinata. Le simulazioni terranno conto anche di vincoli normativi, ambientali e di disponibilità delle materie prime critiche, oltre che delle emissioni di CO₂ e dei diversi modelli di business del settore energetico.
Una filiera nazionale per lo storage energetico
Dal punto di vista della sostenibilità industriale, il progetto punta a favorire la nascita di una filiera nazionale per le tecnologie di accumulo, riducendo la dipendenza da forniture estere strategiche.
L’utilizzo di materiali a basso impatto ambientale e facilmente riciclabili potrebbe inoltre consentire una replicabilità industriale delle soluzioni sviluppate, con possibili applicazioni in diversi contesti energetici e industriali.


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