Un risultato concreto, con numeri e progettualità già sul tavolo. La Valle d’Aosta si ritaglia un ruolo da protagonista nel nuovo corso della politica idrica nazionale, portando a Roma nove progetti per un valore complessivo di 185 milioni di euro. La nostra piccola regione si è così rivelata la decima in Italia per numero di piani di intervento presentati; un contributo che segna, nei fatti, il passaggio da una gestione emergenziale a una visione strutturale della sicurezza del territorio.
È questo il dato politico e tecnico più rilevante emerso dal convegno “Sicurezza idraulica e resilienza dei territori – La proposta concreta dei Consorzi di bonifica”, promosso da ANBI e ospitato nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari alla Camera dei Deputati.
La 'partita' valdostana; progetti già pronti e visione di lungo periodo
A portare la voce del territorio alpino sono stati gli stessi Consorzi di miglioramento fondiario-CMF valdostani, guidati da Giorgio Lale Murix. Illustrati alla platea dallo stesso Lale Murix, i nove progetti inseriti nel Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico-PNIISSI, (finestra di agosto 2025) grazie al lavoro di ANBI Valle d’Aosta.
La 'mappa' Anbi dei progetti mostra il nuovo ruolo da protagonista della Valle d'Aosta
Si tratta di interventi strategici che puntano su due direttrici principali; da un lato la realizzazione di bacini montani per la raccolta e conservazione dell’acqua in quota, dall’altro il rinnovamento delle infrastrutture di captazione e distribuzione, con sistemi più efficienti e orientati al risparmio idrico.
Un lavoro costruito sul territorio, con proposte elaborate dai consorzi valdostani e trasmesse sulla piattaforma nazionale con il supporto dell’assessora regionale all’Agricoltura, Speranza Girod.
Il contributo valdostano si inserisce in un quadro più ampio: quello di un vero e proprio cambio di paradigma nelle politiche idriche italiane. Il piano presentato da ANBI nazionale prevede oltre sette miliardi di euro di investimenti, con un impatto stimato di circa 57mila posti di lavoro e una ricaduta economica annua di 1,5 miliardi sui territori.
Numeri che si contrappongono a quelli della gestione emergenziale degli ultimi anni: circa cinque miliardi spesi in quattro anni per far fronte ai danni causati da eventi estremi, oltre a 20 miliardi di perdite nel comparto agricolo. Da qui la linea tracciata con chiarezza durante il convegno: investire in prevenzione costa meno e produce benefici duraturi, sia in termini di sicurezza sia di sviluppo economico.
Tra gli assi portanti della proposta, anche il progetto degli invasi multifunzionali promosso da ANBI insieme a Coldiretti: infrastrutture capaci di garantire disponibilità idrica, produzione energetica e difesa del suolo.
Una visione che guarda alla gestione integrata dell’acqua come leva strategica per il futuro del Paese, particolarmente rilevante per territori “verticali” come la Valle d’Aosta, più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici e al rischio idrogeologico.
A chiudere i lavori è stato il direttore generale di ANBI, Massimo Gargano, che ha richiamato lo slogan “Save water, no war” come sintesi della giornata. Un messaggio che va oltre il convegno e indica una direzione precisa: l’acqua come risorsa strategica da tutelare e gestire in modo sostenibile, elemento chiave per la stabilità economica e sociale del Paese.


pa.ga.



