Attualità | 20 febbraio 2026, 06:00

Elezioni comunali in Valle d'Aosta, la Corte costituzionale cambia la legge regionale

Elezioni comunali in Valle d'Aosta, la Corte costituzionale cambia la legge regionale

La Corte costituzionale ha dichiarato illegittime alcune norme della legge elettorale degli enti locali della Valle d’Aosta approvate nel marzo 2025. La decisione è contenuta nella sentenza numero 16, depositata ieri ed è arrivata dopo il ricorso del Governo Meloni.

In concreto, la Regione aveva introdotto tre novità per i piccoli Comuni, cioè quasi tutti quelli valdostani: il divieto di ricandidarsi subito alla carica di sindaco o vicesindaco dopo quattro mandati consecutivi (salvo il caso di un mandato più breve), l’obbligo per il sindaco di scegliere gli assessori solo tra i consiglieri eletti e lo stop alla presenza in Giunta di coniuge, parenti o affini di primo grado del sindaco e del vicesindaco. Con la sentenza della Consulta tutte queste disposizioni vengono cancellate perché ritenute in contrasto con la Costituzione.

Secondo la Corte, le regole su chi può candidarsi, sull’eleggibilità e sulle incompatibilità riguardano direttamente i diritti politici dei cittadini e devono quindi essere disciplinate in modo uniforme in tutta Italia. Le Regioni possono intervenire, anche quelle a statuto speciale, ma solo nel rispetto dei principi fissati dalle leggi dello Stato. La normativa nazionale, spiegano i giudici costituzionali, è infatti attuazione diretta degli articoli 3 e 51 della Costituzione, che garantiscono l’uguaglianza e il diritto di accesso alle cariche elettive.

La Valle d’Aosta aveva giustificato le nuove regole con le sue particolarità territoriali e sociali, caratterizzate quasi esclusivamente da Comuni sotto i cinquemila abitanti e da comunità molto ristrette, dove i legami familiari sono diffusi. Una motivazione che però la Corte non ha ritenuto sufficiente, osservando che la maggior parte dei Comuni italiani ha dimensioni analoghe e che quindi non esiste una condizione tale da giustificare una disciplina diversa.

Gli effetti di una sentenza della Consulta sono immediati: cade il limite che impediva la ricandidatura dopo quattro mandati nei piccoli Comuni, torna la possibilità di nominare assessori esterni al Consiglio comunale e non vale più il divieto automatico per i parenti stretti di far parte della Giunta. In sostanza si ritorna alle regole precedenti, allineate a quelle nazionali.

La sentenza ha anche un evidente peso politico perché riafferma un principio preciso: sui diritti elettorali fondamentali non possono esserci differenze sostanziali tra le diverse realtà regionali, nemmeno in presenza dell’Autonomia speciale. 

pa.ga.