Cronaca | 14 febbraio 2026, 21:10

Ore sotto la neve; il 'miracolo' di Flospergher e i casi di sopravvivenza oltre ogni statistica

Alfonso Flospergher nel 2024 durante una stagione lavorativa estiva in Valle d'Aosta

Alfonso Flospergher nel 2024 durante una stagione lavorativa estiva in Valle d'Aosta

Tre ore intrappolato sotto una valanga, con la neve che comprime ogni respiro e il buio che cala lento attorno. È il cuore della drammatica esperienza vissuta da Alfonso Flospergher, 44 anni, lavoratore stagionale, estratto vivo due giorni fa dai soccorritori del Sav (e dai loro straordinari cani) dopo essere stato travolto da una slavina sopra Gressoney-La-Trinité. Grazie a una piccola, fuggente bolla d’aria e alla chiamata lanciata al 112 prima della perdita di segnale, Flospergher è riuscito a restare vivo fino all’arrivo delle guide, che lo hanno liberato dopo circa tre ore insistenti di scavi e ricerche, quando il suo odore ha raggiunto il naso dei cani che hanno guidato i socorritori fino a lui. Impiegato in un albergo della vallata, l'uomo era uscito per una semplice passeggiata e ovviamente non aveva con sé né Artva, né pala, né sonda.

Un racconto, il suo, di disperazione e resistenza, di 'risposta' al panico, di interminabile attesa e poi di sollievo; un racconto che ricorda altri casi ai limiti del credibile accaduti negli anni sulle montagne europee e non solo. Ci sono più resoconti di sciatori o escursionisti sepolti per 50–90 minuti che sono riusciti a cavarsela o a farsi localizzare e salvare. Poi ci sono i casi che sfidano la scienza stessa.

 

Norvegia, vivi 'per miracolo' dopo sette e quattro ore sotto la neve

Nel marzo 2025 un turista nel nord della Norvegia è stato estratto ancora vivo dopo essere rimasto sotto circa un metro e mezzo di neve per quasi sette ore dopo essere stato investito da una valanga mentre si trovava con due compagni in una zona frequentata da escursionisti. Secondo i soccorritori, l’uomo è sopravvissuto grazie a una sacca d’aria attorno al corpo e - fatto tanto raro quanto straordinario -ha potuto persino allertare la polizia dall’interno della massa nevosa prima che la comunicazione si interrompesse. I testimoni definiscono l’episodio “quasi unico nella storia” per la durata della sopravvivenza sotto sepoltura.

L’alpinista era stato individuato da un’unità cinofila allertata dai soccorritori. Le probabilità di sopravvivenza dopo così tanto tempo trascorso sotto la neve sono normalmente considerate estremamente basse, perché le vittime soffocano in genere entro pochi minuti a causa dell’ostruzione delle vie respiratorie.

Sempre in Norvegia, un caso del marzo 2017 testimonia un’altra sopravvivenza “fuori scala”. Una giovane  sopravvisse circa quattro ore sottoterra dopo una valanga che la seppellì completamente sotto il manto nevoso. Secondo ricostruzioni condivise da fonti esperte in incidenti alpini, non era presente una grande bolla d’aria, ma la neve non ostruì completamente il suo volto e il petto consentì un minimo di respirazione fino all’arrivo dei soccorritori.

I numeri della sopravvivenza

La comunità scientifica e dei soccorritori concorda: entro i primi 15–20 minuti dopo il sepellimento sotto una valanga, le probabilità di sopravvivere sono relativamente alte se si dispone di una bolla d’aria o di un’autosoccorso efficace. Ma passando i primi 30 o massimo 40 minuti - specialmente senza vie aeree libere - la possibilità di restare in vita cala drasticamente, spesso sotto il 10 %. Per sopravvivenze che si allungano oltre le due ore, la combinazione di ipotermia, bolla d’aria e tempestività dei soccorsi fa la differenza tra la vita e la morte.

Dalle Alpi valdostane alle Alpi scandinave, le storie di questi sopravvissuti ricordano due verità semplici e fondamentali: tempestività e attrezzatura di ricerca (Artva, pala, sonda) aumentano significativamente le chances di sopravvivenza. La montagna non apprezza l’impreparazione, e anche i più esperti possono trovarsi in situazioni estreme in un batter d’occhio.

patrizio gabetti