'Scartare' dal 'sottovuoto' le banconote (tante) da riciclare e far sparire gli involucri il più lontano possibile. Un'operazione compiuta dai porteur Antonio Fiocca e Pietro Circosta e 'cristallizzata' dagli inquirenti non negli uffici degli indagati Augusti Chasseur e Cristiano Sblendorio, bensì in quello di un terzo funzionario del Casinò de la Vallée di Saint-Vincent.
È questo un dettaglio rilevante che emerge dagli atti dell’inchiesta ovvero dalla documentazione video e fotografica allegata alle annotazioni della Guardia di finanza di Aosta e che aiuta a chiarire meglio la dinamica dei movimenti di denaro finiti al centro dell’indagine del Nucleo di polizia economico-finanziaria della GdF di Aosta - comandata dal colonnello Luca Bonatesta - sul presunto riciclaggio e 'giro' di denaro illecito 'smaltito' nella Casa da gioco valdostana. Come già ricostruito nell’articolo pubblicato ieri, gli inquirenti descrivono un sistema in cui somme ingenti di contanti venivano consegnate in buste sottovuoto, contate con l’ausilio di una macchinetta e poi gestite lontano dai normali circuiti tracciabili. "Questi sono 5… 10… 15… più 40… 55.000…", dice il funzionario al porteur Circosta mentre il denaro viene contato. Poco dopo lo stesso porteur conferma: "Siamo a posto: questi sono i tuoi… contami questi… 5.000… aspetta un attimo…".
Le immagini agli atti mostrano proprio quelle operazioni: i pacchetti di banconote appoggiati su una scrivania, il conteggio del denaro e le conversazioni tra i presenti mentre si verificano gli importi. Secondo la ricostruzione della Guardia di finanza, quel denaro – ritenuto provento e oggetto di riciclaggio – serviva ai cosiddetti 'porteur' anche per ripianare debiti maturati all’interno del Casinò, evitando il ricorso a strumenti tracciabili come bonifici o assegni. In questo modo, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbe aggirato il sistema dei controlli e della tracciabilità dei flussi finanziari, facendo transitare 'in nero' il contante attraverso canali informali e riservati. Le annotazioni di polizia giudiziaria parlano esplicitamente di conteggi, di indicazioni su quali somme considerare e di inviti a “buttare fuori” gli involucri, elementi che per gli investigatori rafforzano l’ipotesi di un meccanismo strutturato e non occasionale.
Le conversazioni intercettate restituiscono il clima di quelle operazioni. In un passaggio il funzionario del Casino dice: "Buttali fuori…" e Antonio Fiocca risponde: "Li butto fuori…", mentre Circosta replica: "No, li butto io… dammi", frasi che per gli investigatori si riferiscono alla necessità di eliminare alla svelta gli involucri usati per il trasporto delle banconote.
Nelle conclusioni, la GdF ribadisce il collegamento di queste condotte alla finalità di “ripulire” e reimpiegare denaro evitando passaggi bancari e quindi segnalazioni automatiche.
Resta fermo, come sempre in questa fase, che si tratta di contestazioni investigative al vaglio della magistratura e che le responsabilità individuali dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti. Ma il quadro che emerge dagli atti è quello di una gestione del contante parallela, riservata e logisticamente separata dagli uffici dei vertici della Casa da gioco. Un dettaglio tutt’altro che marginale, perché contribuisce a definire meglio luoghi, ruoli e finalità di un presunto sistema che, secondo l’accusa, avrebbe consentito di sistemare debiti e movimentare somme rilevanti senza lasciare tracce nei circuiti finanziari ufficiali.


pa.ga.



