Ancora una volta, gruppi organizzati a Torino, vere e proprie squadracce neofasciste, sono tornati a farsi vedere nelle strade italiane. Ma stavolta non si sono limitati a intimidazioni o slogan; hanno colpito direttamente lo Stato, prendendo di mira le Forze dell’ordine. Queste aggressioni non sono episodi isolati né frutto del caso. Sono il segno tangibile di come il neofascismo opera nel nostro Paese: colpendo chi rappresenta la legalità, la Costituzione e la sicurezza dei cittadini. I bersagli non sono scelti a caso. Quando si aggredisce un agente in divisa, si manda un messaggio chiaro: sfidiamo lo Stato. Non è solo un problema di ordine pubblico. È un problema democratico.
Questi atti violenti mostrano il volto vero del neofascismo italiano: non quello delle nostalgie folkloristiche, ma quello delle azioni violente, pianificate, rivolte contro le istituzioni repubblicane. Le squadracce che oggi assaltano poliziotti e carabinieri usano gli stessi metodi dell’epoca più buia della nostra Storia. Con una differenza: oggi lo fanno sotto gli occhi di tutti, spesso protette da silenzi o minimizzazioni. Ma non possiamo più permetterci di girare lo sguardo. L’aggressione alle Forze dell’ordine è l’ennesima prova che il neofascismo non è un’ideologia del passato, ma una minaccia concreta e attiva. E la violenza contro chi è chiamato a far rispettare la legge dimostra esattamente quali siano i suoi obiettivi: delegittimare lo Stato, imporre il caos, ricreare un clima di paura. Serve una risposta ferma, politica e civile. Le istituzioni devono riconoscere e chiamare per nome questa escalation: squadrismo neofascista. E tutta la società, dai media alla scuola, dai partiti ai cittadini, deve alzare la voce. Perché quando il neofascismo alza le mani contro le Forze dell’ordine, è la democrazia stessa a essere presa a pugni. Il neofascismo non si presenta più in camicia nera. Ora si traveste da ribelle. E' questa è la strategia più subdola e purtroppo efficace del neofascismo contemporaneo in Italia: non si mostra, si maschera. Non urla più "Dio, patria e famiglia” in piazza con la bandiera del Ventennio. Oggi urla “libertà”, “giù le mani dal popolo”, “contro il sistema”. E mentre lo fa… colpisce lo Stato.
Ma attenzione: non si dichiara neofascista. Sarebbe troppo facile da riconoscere. Oggi si camuffa. Si traveste da centro sociale, da collettivo antisistema, da movimento popolare. E in questo travestimento riesce a fare ciò che il vecchio fascismo sognava: colpire le istituzioni fingendo di difendere la gente. Colpire lo Stato in nome del popolo: ecco la nuova formula. Si presentano come “dalla parte dei cittadini”, “contro ogni potere”, “liberi pensatori”. Eppure, ogni volta che scendono in piazza, la dinamica è sempre la stessa: le forze dell’ordine diventano il nemico; Le divise sono provocate, accerchiate, aggredite; lo Stato viene delegittimato. Non si tratta di protesta. Si tratta di attacco organizzato. Perché se ogni gesto, ogni slogan, ogni azione va a colpire la stessa direzione, quella delle istituzioni democratiche, allora non è casuale.
È strategico. È neofascismo mimetizzato.



Lettera firmata


