Crescono i reati in Valle d’Aosta e cresce soprattutto l’allarme per l’età sempre più bassa di chi li commette. Nel 2025 le denunce penali sono aumentate del 16 per cento rispetto all’anno precedente, con un incremento sensibile dei reati predatori e un quadro che, secondo la Procura, impone una riflessione urgente sul fronte della prevenzione.
A lanciare l’allarme è stato il sostituto procuratore di Aosta Manlio D’Ambrosi, intervenuto durante la conferenza stampa di presentazione del Bilancio sociale della Procura. “L’incremento dei reati è in netto aumento – ha spiegato – ma l’allarme riguarda soprattutto l’età di chi li commette, che si è abbassata: c’è una prevalenza di indagati poco più che maggiorenni o comunque di giovani tra i 18 e i 25 anni. Questo genera con tutta evidenza un enorme allarme sociale”. Da qui l’invito ad “agire nell’ottica della prevenzione, con la collaborazione delle scuole e dei servizi sociali”, evitando di “abbandonare i giovani dopo il percorso scolastico”.
I numeri fotografano una situazione in peggioramento. I furti rappresentano il 22,43 per cento dei delitti del 2025, con 878 episodi complessivi e un aumento di quasi il 10 per cento rispetto al 2024. Diminuiscono le rapine, ma crescono in modo molto marcato le estorsioni, che raddoppiano (+111,76%, da 17 a 36 casi), e le ricettazioni, in aumento del 44 per cento. In forte crescita anche le truffe e le frodi informatiche, salite del 22 per cento (817 casi contro i 671 dell’anno precedente), tanto che i reati telematici arrivano ormai a numeri paragonabili ai furti “tradizionali”.
Significativo anche l’aumento dei reati legati alla droga (+41 per cento). Sul fronte del cosiddetto “codice rosso”, l’attenzione resta alta: le denunce per violenza sessuale sono 29 nel 2025, con un incremento del 61 per cento secondo i dati presentati, mentre nel complesso si registra di anno in anno una crescita sensibile dei reati di maltrattamento e stalking. Le misure di divieto di avvicinamento dell’indagato alle vittime, invece, risultano in calo, passate da 19 a 14. Un fenomeno che, secondo quanto emerso, è influenzato anche da contesti di forte consumo di alcol, come le feste dei coscritti, che negli ultimi anni hanno fatto registrare un aumento delle denunce per violenza sessuale.
Accanto al quadro criminale, preoccupa anche la situazione organizzativa della Procura di Aosta, descritta come sempre più vicina al collasso sul piano amministrativo. A fronte di una pianta organica che prevede 30 unità, oggi gli amministrativi sono solo 12. Lo scorso 5 gennaio una cancelliera esperta è andata in pensione e, con i prossimi pensionamenti, nel 2026 si rischia di scendere a circa nove unità complessive. Un dato che fa temere un inevitabile rallentamento dei tempi delle indagini e dei servizi al pubblico, dai certificati al casellario giudiziale.
Sul fronte delle risorse, le spese per le intercettazioni restano in equilibrio, mentre sono aumentati i costi per consulenti e interpreti; in calo, invece, le spese straordinarie e quelle per i sei vice procuratori onorari. Gli indicatori di performance mostrano comunque una tenuta dell’ufficio: l’indice di ricambio dei procedimenti (rapporto tra fascicoli lavorati e sopravvenuti) è passato dal 100 per cento del 2024 al 97,07 per cento del 2025; l’indice di smaltimento dell’arretrato è salito al 90,32 per cento rispetto all’85,92 dell’anno precedente. Per il costante impegno di operatori giudiziari e amministrativi, i tempi medi di definizione restano però contenuti: per la maggior parte dei procedimenti, le attività di indagine dovrebbero esaurirsi in circa 40 giorni.
Lo sguardo, però, è già rivolto al 2026. L’obiettivo dichiarato è mantenere gli standard del 2025, anche se non sarà facile. Da un lato è atteso l’arrivo, a giugno 2026, di una nuova magistrata; dall’altro pesa l’impatto della digitalizzazione del procedimento penale, entrata a regime dall'1 gennaio con il nuovo applicativo. Un sistema che, al momento, viene giudicato lento e farraginoso: operazioni che prima richiedevano pochi secondi oggi possono richiedere anche 10-15 minuti, con evidenti ricadute sull’organizzazione del lavoro quotidiano, dalla redazione delle richieste di archiviazione agli atti per direttissime e avvisi di conclusione indagini. “Per un arrestato non si dovrebbe aspettare che un programma funzioni”, è la sintesi delle criticità segnalate, tanto che in diverse procure l’applicativo è stato sospeso perché ritenuto inadeguato ai carichi di lavoro reali.
In questo contesto, la Procura rivendica comunque il valore del Portale delle notizie di reato, definito un fiore all’occhiello perché consente di tenere sotto controllo in modo strutturato tutti i dati più importanti dei procedimenti. Ma il quadro generale resta quello di una pressione crescente, sia sul fronte dei reati – con un coinvolgimento sempre più precoce dei giovani – sia su quello delle risorse disponibili per affrontarli.


patrizio gabetti



