Anche l’artista aostano Massimo Sacchetti ha preso parte, fuori concorso, all’edizione di quest’anno della Fiera di Sant’Orso, con due sculture lignee ospitate sul banco di Antonio Stefano Marcoz, artigiano-designer di Etroubles capace come pochi altri di intrecciare in modo originale tradizione e linguaggi contemporanei.
Le Aiguilles du Dru (il Petìt Dru raffigurato in scultura) e il Pilier Central di Sacchetti sono due omaggi ad altrettanti luoghi-simbolo dell’alpinismo. La sola loro presenza evoca alcuni degli episodi fondanti della storia della conquista delle grandi pareti, una storia che proprio sulle Alpi – il 'piccolo Himalaya europeo' – ha visto luce e dove ha calcato e calca tuttora uno dei suoi teatri principali.
Intagliate nel legno con una sensibilità che va oltre l’aspetto tecnico, le due sculture sono depositi di memoria, capaci di richiamare alla mente vie leggendarie, imprese epiche e anche pagine tragiche dell’alpinismo. Nei profili e nelle forme si possono leggere i nomi e le storie di protagonisti come Dent, Charlet, Gervasutti, Bonatti, Boivin, Desmaison, Couzy e molti altri che hanno segnato in modo indelebile l’immaginario della montagna.
Le opere di Sacchetti sul banco di Marcoz hanno rinnovato un dialogo naturale tra artigianato, design e ricerca artistica, offrendo ai visitatori della Fiera uno sguardo diverso sul rapporto tra la cultura materiale valdostana e il patrimonio simbolico delle sue montagne.
Una presenza discreta, fuori concorso, ma capace di aggiungere alla Foire de Saint-Ours un tassello di riflessione sulla memoria, sulla storia e sul modo in cui l’arte può continuare a raccontarle attraverso materiali e forme della tradizione.


pa.ga.



