Cronaca | 11 novembre 2025, 07:35

Inchiesta Lago di Lod; 'l'ingegnere Andrea Gadin è connivente con la PA'

Per questa frase, contenuta in una relazione tecnica, il professionista aveva denunciato per diffamazione il suo collega Davide Giglio Tos; il pm aveva archiviato l'accusa ma il gip ha deciso per l'imputazione coatta

Inchiesta Lago di Lod; 'l'ingegnere Andrea Gadin è connivente con la PA'

Era nata come una battaglia ambientale, una di quelle che dividono le piccole località di montagna e infiammano i tavoli tecnici. Poi è finita nelle carte del processo per gli illeciti prelievi di acqua in cui l'allora sindaco di Chamois, Lorenzo Mario Pucci, era stato condannato per il reato di deturpamento di bellezze naturali. Ma nel tempo la vicenda del Lago di Lod ha generato un 'retroscena' giudiziario che ora approda in tribunale: l'ingegnere Andrea Gadin, protagonista della controversa concessione idroelettrica sul torrente Chamois, ha denunciato per diffamazione il 55enne collega Davide Giglio Tos,  proprietario di alcuni alpeggi nella zona e membro del Consorzio di Miglioramento Fondiario. 

La frase contestata

Tutto nasce da una relazione tecnica firmata da Giglio Tos: nel documento, che criticava un nuovo progetto idroelettrico di Gadin per sfruttare le acque di Lod, l'ingegnere definiva il collega "connivente con la pubblica amministrazione" (a Chamois in diversi ricordano la circostanza risalente a un'assemblea del CMF in cui Gadin e il sindaco Pucci si erano presentati insieme). Principalmente per quella frase ritenuta offensiva e lesiva della reputazione, Gadin aveva querelato il collega. Nei mesi scorsi il pm della procura aostana Giovanni Roteglia aveva chiesto l'archiviazione per quell'accusa, ritenendo che non vi fossero gli estremi del reato. Ma il gip Davide Paladino ha invece ribaltato la prospettiva: archiviazione respinta e ordine al pm di 'imputazione coatta' per diffamazione. Il fascicolo d'inchiesta contro Tos, assistito dall'avvocato Mario Emerico Bagnod del foro di Vercelli, è tornato sul tavolo del pm Roteglia. 

L'ex sindaco di Chamois, Lorenzo Mario Pucci

Il contesto: il progetto, le proroghe e il fronte del no

La vicenda parte da lontano. Gadin era titolare di una concessione idroelettrica per utilizzare le acque del torrente Chamois e del Lago di Lod per alimentare due centrali da realizzare a valle dell'abitato. Un iter aperto nel 2005, approdato alla Valutazione di Impatto Ambientale nel 2010 e prorogato nel 2015 e nel 2018. Ma in quelle carte, l'impatto sul lago – un bacino tutelato per la sua naturalità – non veniva approfondito.

Con la scadenza della VIA fissata al 30 giugno 2022, Legambiente aveva chiesto una nuova procedura, sostenendo che trasformare il lago in un bacino di accumulo avrebbe compromesso un ecosistema fragile. L'appello alle istituzioni locali – sindaco, Presidente della Giunta e Consiglio Valle – però, non aveva prodotto risposte. A quel punto la mobilitazione era passata ai residenti: nacque il Comitato SalvaLod, che lanciò una campagna mediatica, raccogliendo firme, organizzando incontri.

Insieme a Legambiente, ad aprile 2022 il Comitato presentò ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche contro i provvedimenti che avevano rilasciato la concessione. Regione e Gadin depositarono memorie di opposizione a luglio.

Il dietrofront annunciato, poi contraddetto

Nel frattempo, il 18 maggio 2022, durante una Conferenza dei Servizi, Gadin annunciò di voler rinunciare all'utilizzo delle acque del lago. Gli venne chiesto di presentare un nuovo progetto coerente con tale scelta. Ma pochi giorni dopo, il 29 giugno, l'ingegnere chiese una ulteriore proroga della VIA e avviò anche la procedura di esproprio dei terreni destinati alle condotte. Entrambe le richieste vennero respinte: l'esproprio, in particolare, fu giudicato illegittimo poiché affidato al Consorzio di Miglioramento Fondiario, un modo considerato elusivo della normativa. E si scoprì che perfino l'edificio previsto per ospitare la centrale apparteneva a privati non informati.

Nel 2020, infatti, il Consorzio aveva firmato con Gadin una convenzione che, alla prova dei fatti, si era rivelata pesantemente penalizzante per i consorziati: avrebbero dovuto sostenere il 41% dei costi delle nuove condotte, ricevendo in cambio ristori minimi e diluiti nel tempo.

La svolta nel Consorzio e la questione dell'acqua

La vicenda innescò una crisi interna: il Direttivo venne sfiduciato e sostituito il 30 giugno. Il nuovo organo, chiamato anche a rispondere a una ricognizione dell'assessorato dell'Agricoltura sull'uso irriguo delle acque, scoprì che l'attuazione della concessione non garantirebbe tutte le derivazioni irrigue di Chamois. In altre parole: non ci sarebbe acqua per tutti.

Ecco perché la concessione, ancora formalmente valida, rimase il punto critico. Pur avendo annunciato la rinuncia al lago, Gadin presentò un nuovo progetto che sfrutta comunque le portate concessionate. Un progetto che Giglio Tos contesta duramente nella sua relazione tecnica, arrivando alla frase che oggi diventa oggetto del procedimento penale.

Dal confronto tecnico al tribunale

L'accusa di diffamazione nasce dunque in un clima già teso, segnato da anni di proroghe, ricorsi, scelte amministrative contestate e un paese diviso tra esigenze energetiche, irrigue e tutela ambientale. Il pm aveva ritenuto che quel giudizio, inserito in un documento tecnico e in un dibattito pubblico acceso, non integrasse un reato. Il gip, invece, la vede diversamente: la frase per il togato giudicante ha un contenuto lesivo dell'onore e non sarebbe scriminata dalla natura del contesto. Ora sarà il processo a dirimere se quel termine – "connivente" – sia stata una legittima critica oppure un'offesa punibile.

pa.ga.