È stato trovato senza vita ieri, nella sua cella del carcere torinese 'Lorusso e Cutugno' Francesco Curcio, 54 anni, impresario edile originario di Montjovet. In base a una prima ricostruzione dell'accaduto, Curcio si sarebbe tolto la vita impiccandosi nel bagno con un cappio realizzato cucendo insieme lenzuoli vecchi. Inutili i tentativi di rianimazione da parte degli agenti di polizia penitenziaria intervenuti dopo l’allarme. Gli accertamenti sul decesso, però, non sono terminati.
Quello di Curcio è un nome noto alle cronache giudiziarie valdostane da oltre un decennio. Già nel 2014 il Tribunale di Aosta lo aveva condannato a un anno e otto mesi per tentata estorsione, legata a un appalto per lo sgombero neve nella Valtournenche; secondo l’accusa, aveva minacciato un concorrente prospettando ritorsioni sui mezzi dell’impresa vincitrice.
Negli anni successivi il suo nome era emerso soprattutto nell’ambito del fallimento della società edile Italscavi Srl, dichiarata insolvente nel 2012 con un passivo di circa 2,4 milioni di euro. L’inchiesta della Procura di Aosta aveva ricostruito un sistema di operazioni societarie e trasferimenti di beni ritenuti finalizzati a svuotare il patrimonio aziendale.
Nel 2019 Curcio era stato condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta. La sentenza prevedeva anche l’interdizione dai pubblici uffici e l’inabilitazione all’esercizio di attività imprenditoriali.
Le interdittive antimafia e i collegamenti societari
Parallelamente alle vicende penali, il suo nome era comparso anche in contesti legati alla prevenzione antimafia. Alcune società a lui riconducibili, tra cui il consorzio Gecoval, erano state colpite da interdittive antimafia nell’ambito di indagini su possibili infiltrazioni della ’ndrangheta negli appalti pubblici del Nord Italia, in particolare nel filone dell’inchiesta “Aemilia”.
Gli investigatori avevano evidenziato rapporti societari con imprese e soggetti ritenuti vicini a contesti criminali, delineando un quadro di relazioni economiche ritenute a rischio, pur nell’ambito di procedimenti amministrativi e non penali diretti per associazione mafiosa. Al momento della morte, Curcio era detenuto nel carcere torinese, dove stava scontando pene legate ai reati per cui era stato condannato negli anni precedenti, tra cui episodi di estorsione e rapina.


patrizio gabetti



