Politica | 10 ottobre 2026, 20:44

Comuni montani tra spopolamento e carenza di personale

A Bard il confronto delle Autonomie speciali

Comuni montani tra spopolamento e carenza di personale

Risorse adeguate, personale e un maggiore coinvolgimento dei Comuni nella costruzione delle norme regionali: sono alcuni dei temi emersi oggi, sabato 10 ottobre, al Forte di Bard, durante il convegno 'Confronti Comuni. L’autonomia e il futuro degli Enti Locali', promosso dal Consorzio degli enti locali della Valle d’Aosta-Celva. Circa settanta amministratori e rappresentanti delle istituzioni hanno partecipato all’incontro, che ha messo a confronto le esperienze valdostana, trentina e friulana sulle difficoltà organizzative e sulle prospettive delle amministrazioni locali. Il confronto è stato moderato da Amelio Ambrosi, responsabile dell’Ufficio stampa dell’Associazione Forte di Bard.

L’appuntamento rientrava nelle iniziative sostenute dal Comitato per l’80esimo anniversario della Resistenza, della Liberazione e dell’Autonomia della Valle d’Aosta. Ad aprire i lavori sono stati i saluti della sindaca di Bard, Silvana Martino; della presidente dell’Associazione Forte di Bard, Ornella Badery e della vicepresidente del Consiglio regionale, Loredana Petey.

Il presidente della Giunta, Renzo Testolin, ha richiamato le radici delle comunità valdostane, cresciute attorno alle parrocchie, alla gestione delle risorse naturali e al legame con il territorio, collegando questa storia al lavoro dei 74 sindaci della regione. Il riconoscimento del ruolo dei Comuni, ha sottolineato, deve accompagnarsi a un sostegno finanziario che consenta loro di esercitare effettivamente l’autonomia e di rispondere alle esigenze della popolazione.

Spopolamento delle aree montane, invecchiamento, bassa natalità ed effetti dei cambiamenti climatici sono le principali sfide indicate da Testolin, secondo il quale il dialogo con le altre Regioni a Statuto speciale può aiutare a condividere soluzioni, pur nel rispetto delle differenti normative.

Luciano Caveri ha ripercorso il significato della legge costituzionale del 23 settembre 1993, numero 2, alla cui approvazione contribuì come deputato valdostano, soffermandosi sul rapporto fra Autonomie speciali e ordinamento degli enti locali. Il suo intervento ha collegato la storia del popolamento alpino, comprese le comunità Walser, alla tutela delle identità linguistiche e culturali, ricordando gli accorpamenti dei Comuni e le restrizioni all’uso del francese durante il fascismo, cui seguirono nel dopoguerra la ricostituzione delle autonomie comunali e il ripristino dei toponimi originari. Per Caveri, le difficoltà attuali dei territori montani richiedono un’organizzazione efficace e una legislazione adeguata, all’interno di un approccio federale che valorizzi il ruolo delle comunità e la partecipazione dei cittadini.

Il presidente del Consorzio dei Comuni Trentini, Michele Cereghini, ha posto l’accento sulla responsabilità delle amministrazioni nella gestione delle risorse pubbliche. Un’organizzazione inefficiente, ha osservato, rischia di disperdere risorse dell’intero sistema territoriale; il miglioramento della gestione deve però procedere insieme al rispetto della storia e dell’identità di ciascun Comune. In questo equilibrio, amministratori e cittadini devono poter individuare le priorità e scegliere le risposte più adatte al territorio.

Dal Friuli Venezia Giulia, il presidente regionale dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani-Anci, Dorino Favot, ha portato l’esperienza di una regione caratterizzata da pluralità linguistiche, aree montane e territori di confine. Anche in questo contesto, le criticità riguardano l’organizzazione degli enti, l’efficacia della spesa e la carenza di personale. Favot ha illustrato le forme associative previste dalla normativa regionale a partire dal 2019, tra cui convenzioni e comunità di montagna, e le attività di supporto ai Comuni sui temi della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, considerate strumenti per migliorare i servizi e affrontare le difficoltà amministrative.

Nelle conclusioni, il presidente del Celva, Alex Micheletto, ha richiamato la collaborazione sviluppata negli ultimi anni attraverso il Coordinamento delle Anci regionali, indicando nel confronto fra territori uno strumento per rafforzare la rappresentanza degli enti e dare voce alle esigenze dei cittadini.

Micheletto ha sottolineato soprattutto la necessità di coinvolgere i Comuni nell’elaborazione delle norme che li riguardano, affinché gli obiettivi del legislatore trovino applicazione concreta. Il rapporto con la Regione, ha evidenziato, deve fondarsi sul rispetto dell’identità e della dignità degli enti locali e sulla disponibilità di risorse sufficienti a garantirne l’efficienza. La capacità di esprimere una posizione comune e di presentarsi come interlocutore unitario resta, nella sua analisi, una condizione per incidere sulle scelte future.

red.laprimalinea.it