Cronaca | 06 ottobre 2026, 07:50

Cva in Sicilia; il contante di Armao tra debiti, assegni arretrati e un nascondiglio nel pendolo

Le carte dell’inchiesta di Palermo raccontano il bisogno di denaro dell’ex vicepresidente siciliano e il ruolo di Matta anche nelle sue controversie personali. Negli incontri intercettati Argirò e Malacarne sollecitano le autorizzazioni per gli impianti ma nei dialoghi riportati non compaiono richieste esplicite di tangenti ai due manager

Nel fotogramma della videocamera nascosta dagli inquirenti, Matta e Armao nello nello studio di via Noto, durante l’incontro del 14 settembre scorso

Nel fotogramma della videocamera nascosta dagli inquirenti, Matta e Armao nello nello studio di via Noto, durante l’incontro del 14 settembre scorso

"Quando me li porti… quando! Lunedì!". Nelle intercettazioni dell’indagine della Procura di Palermo sulle presunte corruzioni legate alle autorizzazioni ambientali per gli impianti della Compagnia valdostana delle acque-Cva, la domanda di Gaetano Armao a Pierluigi Matta restituisce l’urgenza del contante. Un’urgenza che, leggendo insieme la richiesta di misure cautelari e l’informativa integrativa della Squadra Mobile del 18 settembre 2026, si intreccia con assegni familiari arretrati, immobili sottoposti a esecuzione, contenziosi e pressanti richieste di pagamento.

Accanto alle pratiche degli avveniristici impianti siciliani del gruppo valdostano Cva emerge così una vicenda personale di difficoltà economiche da parte dell'ex vicepresidente della Regione Sicilia, nella quale Matta interviene anche per assistere Armao nei rapporti con i creditori e con l’ex moglie, madre di sua figlia. Gli atti documentano in modo inequivocabile questo intreccio, pur senza stabilire che i debiti siano stati la causa originaria o esclusiva del presunto accordo corruttivo.

 

Per la Procura, infatti, il rapporto resta uno scambio illecito; denaro ad Armao, allora presidente della Commissione tecnica specialistica regionale per le autorizzazioni ambientali, in cambio di interventi a favore delle società interessate; è questa l'ipotesi accusatoria nel procedimento, che coinvolge anche l'ex ad di Cva Giuseppe Argirò, 57enne di Sanremo e il 47enne aostano Marco Malacarne, direttore di Cva Eos.

La cifra di 147.494 euro, richiamata nella contestazione, richiede una precisazione, ovvero corrisponde agli accrediti complessivamente ricevuti da Matta da CVA Eos nel periodo esaminato, dei quali 138.000 euro di imponibile, nell’ambito di un incarico di consulenza che l’accusa considera fittizio. Non coincide, quindi, con una somma interamente documentata come consegnata in contanti ad Armao; secondo gli inquirenti, solo una parte dei compensi sarebbe stata trasferita al presidente della Commissione attraverso consegne ripetute.

Il bisogno di denaro assume contorni particolarmente concreti nell’informativa di settembre. Gli investigatori dedicano un paragrafo alle "pressanti richieste economiche" dell’ex moglie di Armao, che lamentava il mancato pagamento puntuale degli assegni familiari dovuti a lei e alla figlia. Richieste relative, dunque, a obblighi familiari che la donna sosteneva non fossero rispettati.

"Se entro lunedì non versi vado dai carabinieri", scrive il 23 maggio 2026; nei messaggi successivi richiama spese domestiche, bollette e arretrati, chiedendo ad Armao di provvedere. Il 5 giugno insiste: "Ti invito inoltre a volere provvedere al versamento del mantenimento", ricordando la scadenza mensile.

Il 15 giugno, negli uffici della Presidenza della Regione siciliana, il tema entra direttamente in un colloquio tra Armao e Matta. Quest’ultimo annuncia che incontrerà la donna e Armao gli chiede: "Ma intanto c’hai qualcosa da…", poi aggiunge: "Qualcosa falla, poi gli dici, poi ci vediamo dopodomani… fai un minimo, no?". Matta risponde: "Faccio tutto".

La Squadra Mobile interpreta queste battute come una sollecitazione a consegnare denaro all’ex coniuge, "stornandoli verosimilmente dalla quota parte dei compensi corruttivi di CVA" destinati ad Armao. È il collegamento formulato dagli investigatori tra i pagamenti della consulenza e le necessità familiari dell’ex vicepresidente. La donna, invece, secondo la stessa informativa, era ignara dell’accordo tra i due e dei motivi dell’appuntamento. Nei messaggi domanda ripetutamente ad Armao: "Che devo fare da Matta?".

Quando il professionista le prospetta un aiuto economico per conto dell’ex marito, manifesta disagio: "Non mi dire che sono qua per cose di soldi perché me ne vado" e ricorda inoltre di avere già azionato gli strumenti giudiziari (pignoramento degli emolumenti presso la banca della Regione Sicilia) per ottenere quanto le spettava: "Io l’ho pignorato, io l’ho pignorato alla Regione, quindi a me arriva la mensilità dalla Regione". Matta cerca comunque di ottenere l'Iban della donna, mentre lei ribadisce: "Pierluigi a me questa cosa mi mette in imbarazzo ma c’è la Regione che mi paga". Il consulente delle pratiche siciliane di Cva compare così anche come interlocutore nelle questioni economiche private di Armao, tentando di agevolare i pagamenti e raccogliendo le richieste della donna, alla quale gli atti non attribuiscono consapevolezza della presunta provenienza illecita del denaro.

Le difficoltà finanziarie descritte dagli investigatori vanno oltre gli assegni familiari; l’informativa richiama un’esecuzione immobiliare riguardante la società Marianna Immobiliare, della quale Armao era amministratore unico; a fronte di un finanziamento originario di 320.000 euro, il creditore aveva intimato alla società il pagamento di oltre 543.000 euro. A questo si aggiungono immobili personali posti all’asta e un precetto di 50.000 euro per spese legali nella controversia con AMAT.

Anche in quest’ultima vicenda Armao si rivolge a Matta: "Troviamo una via d’uscita, facciamo un saldo e stralcio"; gli chiede di contattare il presidente della società per evitare un pignoramento. Sono passaggi che mostrano quanto il rapporto tra i due si estendesse alla gestione dei problemi personali dell’ex vicepresidente.

Sul versante valdostano, le carte descrivono l’incarico affidato a Matta per seguire le pratiche siciliane del gruppo, le interlocuzioni con gli uffici e le sollecitazioni per ottenere le autorizzazioni. L’informativa integrativa annota che i successivi contatti tra i referenti aziendali e il professionista, proseguiti attraverso Stefano Cavassa, "attengono esclusivamente al sollecito dei progetti industriali siciliani in corso di valutazione tecnica".

Gli investigatori hanno documentato anche i momenti conviviali tra Armao e i vertici Cva, attraverso servizi di osservazione e controllo e registrazioni dei dialoghi. Il 17 novembre 2025, al ristorante Acquario di Palermo, siedono insieme Armao, Argirò, Malacarne e Marcello Vernola, componente della Commissione tecnica specialistica. Si parla delle verifiche di ottemperanza, cioè dell’accertamento del rispetto delle prescrizioni ambientali impartite ai progetti. Malacarne segnala: "Ne abbiamo altre!". Armao invita a trasmettere la documentazione e, rivolgendosi a Vernola, annuncia: "Ora ti prendi l’incarico di Cva!", aggiungendo: "Così facciamo le cose per bene". Per la Procura, proprio questa prospettata assegnazione delle pratiche costituisce un elemento significativo dell’ipotesi accusatoria, perché la scelta degli istruttori avrebbe dovuto rispettare criteri oggettivi.

Un secondo pranzo, il 23 febbraio 2026 al ristorante Sapurito (fotogramma sopra), restituisce con chiarezza l’interesse aziendale a ottenere risposte e avviare i lavori: "Per me è importante riuscire ad accelerare queste procedure autorizzative… partiamo con i cantieri… siamo già pronti!", dice Argirò. Armao assicura: "Ottemperanze! E datemele, che le facciamo subito!". Argirò precisa che l’elenco è già stato consegnato "al suo socio", espressione che gli investigatori riferiscono a Matta.

Nei passaggi trascritti di questi pranzi non compaiono richieste esplicite di denaro ad Argirò o Malacarne, né consegne di contante da parte dei due manager. Le dazioni ricostruite dagli investigatori avvengono tra Matta e Armao. È una distinzione concreta, che tuttavia per gli inquirenti non risolve la questione della conoscenza e dell’eventuale partecipazione dei dirigenti; l’accusa considera il contratto di consulenza lo strumento per remunerare il pubblico ufficiale e attribuisce rilievo anche ai rapporti diretti tra Argirò e Armao.

Il contante, intanto, segue percorsi riservati; il 9 febbraio 2026 gli investigatori documentano un incontro all’Università di Palermo in cui Matta ripone il cappotto di Armao nella sua automobile e, quando glielo restituisce, l’ex vicepresidente domanda a bassa voce: "Dove li hai messi?" e poco dopo ringrazia: "D’accordo, grazie di tutto". La sera, secondo la ricostruzione della polizia, Armao estrae dal cappotto un involucro e lo nasconde in un contenitore cilindrico dentro un orologio a pendolo del suo studio. Il 2 marzo viene ripreso mentre recupera denaro dal medesimo nascondiglio, prima di consegnare all’ex moglie una somma che gli investigatori stimano in circa mille euro, destinata ad acquisti di abbigliamento per la figlia.

Gli operai, le segretarie e il pendolo

È proprio quel mobile a diventare protagonista di un episodio dal tono quasi da commedia, registrato l’11 settembre 2026. Armao è assente; alcuni operai (fotogramma sotto) devono rimuovere i tappeti dello studio e spostano l’orologio. Scoprono una busta di stoffa bianca contenente contanti. Uno esclama in dialetto siciliano "Ci sono picciuli, ce di muorere!" (ci sono soldi, c'è da morire!)  secondo la trascrizione riportata nell’informativa. La busta viene inizialmente rimessa al suo posto, poi un operaio avvisa una delle segretarie, le mostra il ritrovamento e le consegna il denaro. Le due donne presenti si consultano; dapprima decidono di lasciarlo nel mobile, quindi cambiano idea e lo mettono al sicuro.

Tre giorni dopo, informato dell’accaduto, Armao reagisce: "C’erano soldi… se li è presi?"; la segretaria chiarisce che l’operaio li ha consegnati a lei e che sono in cassaforte. Armao insiste: "No! Li voglio io adesso, mi dia le chiavi della cassaforte". La donna gli restituisce la busta e gli ricorda: "Ha persone per bene qua dentro"; lui domanda anche del tubo arancione, controlla il contenuto dei due involucri e, secondo gli investigatori, trasferisce poi il cilindro in un nuovo nascondiglio nella libreria.

Dalle carte emerge dunque anche la dimensione personale del denaro cercato da Armao; obblighi familiari contestati, debiti e tentativi di evitare nuove esecuzioni. Questo contesto aiuta a leggere l’urgenza delle sue richieste a Matta; non dimostra, da solo, come sia nato il presunto patto né quale consapevolezza ne avessero gli altri indagati. Su questi punti, e sulle responsabilità contestate dalla Procura, il procedimento deve ancora dare risposte.

patrizio gabetti