Cronaca | 22 settembre 2026, 19:40

Tre condanne per la rivolta nel carcere di Brissogne che la direttrice aveva derubricato a 'protesta'

Il Tribunale di Aosta ha riconosciuto la responsabilità dei tre detenuti finiti a processo per i disordini del 16 maggio 2025. La sentenza di primo grado conferma la gravità di un episodio che Laprimalinea.it e l’Osapp avevano descritto da subito come una rivolta, nonostante la versione minimizzante fornita allora dalla direzione dell’Istituto

I mezzi dei Vigili del fuoco entrano nel carcere di Brissogne la notte del 16 maggio 2025

I mezzi dei Vigili del fuoco entrano nel carcere di Brissogne la notte del 16 maggio 2025

Fu una rivolta e lo ha stabilito, almeno in primo grado, il Tribunale di Aosta condannando i tre detenuti finiti a processo per i gravi disordini avvenuti nella notte del 16 maggio 2025 all’interno della Casa circondariale di Brissogne.

Il giudice Marco Tornatore ha condannato questa mattina Hamza Tcheffir, 23 anni, a un anno e due mesi di reclusione; Youssef Mousali, 31 anni e Amin Jalam, 25 anni, a un anno ciascuno per il reato di rivolta all’interno di un istituto penitenziario. Tcheffir è stato riconosciuto responsabile anche di danneggiamento, mentre gli altri due sono stati assolti da quest’ultima accusa per non aver commesso il fatto.

La decisione è arrivata oggi, martedì 22 settembre, al termine della discussione delle parti. Nel corso del processo erano stati ascoltati anche un ispettore e un agente della Polizia penitenziaria in servizio quella notte.

I disordini erano iniziati dopo l’evacuazione di una sezione del carcere, resa necessaria dallo scoppio di una bomboletta di gas. Alcuni detenuti erano stati trasferiti a un altro piano, dove la situazione era rapidamente degenerata: oggetti danneggiati, cuscini e materassi incendiati nelle celle e ambienti invasi dal fumo. Cinque agenti della Polizia penitenziaria erano rimasti intossicati; quattro in maniera lieve, mentre uno era stato ricoverato all’ospedale regionale 'Parini' e dimesso la mattina successiva.

La sentenza restituisce dunque a quei fatti la qualificazione giuridica ritenuta plausibile sin dalle prime ore, sulla base delle informazioni provenienti dall’interno del penitenziario e delle denunce dell’Organizzazione sindacale autonoma Polizia penitenziaria-Osapp.

La ricostruzione fornita dal sindacato aveva descritto una situazione particolarmente grave, stigmatizzando la rivolta e le condizioni nelle quali gli agenti erano stati costretti a intervenire. Anche la nostra testata aveva continuato a definire quanto accaduto come un episodio di rivolta, inserendolo nel quadro delle crescenti criticità organizzative e di sicurezza del carcere valdostano. Di tutt’altro tenore era stata la posizione dell’allora direttrice Velia Nobile Mattei; in una nota diffusa alcuni giorni dopo, aveva escluso che si potesse parlare di azioni da parte di rivoltosi, definendo l’accaduto una protesta innescata da un gruppo isolato di detenuti e risolta in un paio d’ore grazie all’intervento del personale. Aveva inoltre parlato di malori lievi causati dal fumo, precisando di avere trasmesso alla Procura tutto quanto potesse assumere rilevanza penale.

Proprio quell’inchiesta ha condotto i tre detenuti davanti al giudice e, oggi, alle condanne per rivolta. Si tratta di una sentenza di primo grado, suscettibile quindi di impugnazione, ma il pronunciamento segna una netta distanza dalla lettura rassicurante fornita allora dall'allora direzione della Casa circondariale.

pa.ga.