La sensibilità verso l’ambiente cresce, ma trasformarla in scelte quotidiane resta difficile. A frenare i consumatori sono soprattutto i prezzi, la scarsa trasparenza delle informazioni, le differenze territoriali nell’accesso ai servizi e i rischi legati alla digitalizzazione.
È il quadro che emerge dal primo Rapporto civico sul consumerismo sostenibile di Cittadinanzattiva, diffuso da Cittadinanzattiva VdA - presieduta in Valle d'Aosta da Maria Grazia Vacchina (foto sotto) - e realizzato nell’ambito del progetto 'Vita da Generazione SpreK.O.', finanziato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il documento riunisce i risultati di diverse consultazioni dedicate agli acquisti, alla riparazione dei prodotti, all’alimentazione, all’energia, all’acqua, ai rifiuti, alle frodi online, alle piattaforme digitali e all’intelligenza artificiale.
Il 65,6% dei cittadini considera i problemi ambien
tali una vera emergenza, ma per il 58,7% il principale ostacolo a consumi più responsabili è rappresentato dal costo dei prodotti sostenibili. Un dato che evidenzia la distanza tra le intenzioni e le possibilità economiche reali e che, secondo Cittadinanzattiva, dimostra come la transizione ecologica non possa essere affidata soltanto alla responsabilità individuale.
Lo stesso principio vale per la riparazione dei beni; il 46,1% dei partecipanti sceglie di far aggiustare un prodotto soltanto quando l’intervento costa meno della sostituzione. Pesano anche la disponibilità dei ricambi, la difficoltà nel trovare un riparatore e la progettazione stessa degli oggetti. Rimane inoltre limitata la conoscenza dei nuovi diritti introdotti in ambito europeo: il 76% non conosce, ad esempio, i sistemi 'uno contro uno' e 'uno contro zero' per la consegna dei rifiuti elettrici ed elettronici.
Un altro fronte critico è quello del greenwashing; il 64,1% dei cittadini non saprebbe a chi rivolgersi davanti a una comunicazione ambientale aziendale ritenuta fuorviante, mentre il 40,4% chiede controlli periodici e il 34,6% sanzioni più severe. Il tema assume particolare rilievo in vista dell’applicazione, dal 27 settembre 2026, delle nuove disposizioni contro le dichiarazioni ambientali generiche o non adeguatamente dimostrate.
Anche nell’alimentazione emerge uno scarto tra percezione e conoscenza; il 54% dei partecipanti sostiene di seguire già una dieta sostenibile e un altro 33% vorrebbe adottarla, ma il 79% non individua correttamente la ripartizione calorica di una dieta equilibrata. A limitare le scelte sono ancora una volta i costi, basti pensare che tra ottobre 2021 e ottobre 2025 i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 24,9%, quasi otto punti percentuali in più rispetto alla crescita generale dei prezzi al consumo.

Sul tema dello spreco alimentare, il 74% riconosce al consumatore un ruolo importante, ma il 47% si considera sostanzialmente passivo e soltanto il 31% ritiene di poter incidere in misura significativa. Per il Rapporto, agli interventi sui comportamenti individuali devono quindi affiancarsi misure che coinvolgano produzione, distribuzione e intera filiera.
Forti differenze territoriali si registrano nei servizi essenziali; nel 2025 una famiglia di tre persone residente in un’abitazione di cento metri quadrati ha speso mediamente per i rifiuti 290 euro al Nord, 364 al Centro e 385 al Sud. Soltanto il 57% dei consumatori considera adeguato il rapporto tra la Tari pagata e la qualità del servizio ricevuto.
Per l’acqua, nello stesso anno, la spesa media annua di una famiglia di tre persone con un consumo di 182 metri cubi è stata di 705 euro al Centro, 484 al Nord e 468 al Sud e nelle Isole. Il 35,4% degli utenti si dichiara inoltre insoddisfatto della comprensibilità delle bollette, con percentuali superiori al 40% nelle regioni centrali e meridionali.
Nel mercato dell’energia, invece, alle difficoltà nel comprendere offerte e fatture si aggiunge la pressione commerciale; il 50,9% degli intervistati riceve spesso telefonate, messaggi o visite non richieste e un altro 31,9% dichiara di riceverne qualche volta. Per il 74,2% si tratta di comunicazioni aggressive o insistenti.
Il 14,1% afferma di aver aderito a un nuovo contratto di luce o gas senza volerlo, dopo una proposta telefonica o porta a porta, mentre il 46,6% non è sempre in grado di distinguere un’offerta affidabile da una possibile truffa. Dal 19 giugno 2026 è vietato proporre telefonicamente o attraverso messaggi contratti energetici senza una richiesta del cliente oppure un consenso specifico e documentabile.

La vulnerabilità cresce anche online; il 96,3% dei partecipanti utilizza Internet ogni giorno, il 75% si collega prevalentemente con lo smartphone e il 92,5% frequenta i social network, ma oltre sette cittadini su dieci si sentono abbastanza o molto esposti alle frodi digitali. Email, Sms, messaggi, telefonate, siti di acquisto, applicazioni e pagamenti elettronici sono diventati strumenti quotidiani, ma anche possibili canali per truffe e pratiche scorrette.
Sul fronte dell’intelligenza artificiale, l’81,1% pensa di avere già utilizzato servizi basati su questa tecnologia, mentre l’11,7% non sa riconoscerli. La fiducia resta però legata alla possibilità di mantenere un controllo umano: la supervisione delle persone ottiene una valutazione di 4,25 su 5, la possibilità di contestare una decisione automatizzata 4,07 e la trasparenza dei meccanismi decisionali 3,89.
Il Rapporto individua quattro principali barriere alle scelte dei consumatori: economica, informativa, digitale e cognitiva, territoriale e organizzativa. Ostacoli che possono sommarsi e accentuare la distanza tra la sensibilità ambientale e la possibilità di agire, tra l’uso quotidiano delle tecnologie e la capacità di controllarle, tra i diritti riconosciuti e la loro effettiva applicazione.
"La sostenibilità dei consumi non può essere affidata esclusivamente alla responsabilità individuale", osserva Tiziana Toto, responsabile nazionale delle Politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva. "Non basta chiedere alle persone di consumare in modo più responsabile se i prodotti riparabili restano troppo costosi, se i servizi essenziali registrano profonde disuguaglianze territoriali o se gli ambienti digitali espongono continuamente a frodi, profilazioni opache e disinformazione".
Da questa analisi nasce la proposta di aggiornare la Carta dei diritti del cittadino-consumatore, elaborata da Cittadinanzattiva nel 2000 e già rivista nel 2008. La nuova versione individua dieci diritti adeguati alla trasformazione ecologica e digitale dei mercati; dall’accesso equo ai beni e ai servizi essenziali alla sostenibilità economica, dalla durabilità e riparabilità dei prodotti alla sicurezza digitale, fino al controllo dei dati, alla supervisione umana delle decisioni automatizzate e a forme di tutela semplici e tempestive.
L’obiettivo è passare dai richiami alla responsabilità personale a un sistema di diritti verificabili e di compiti precisi per istituzioni, regolatori, imprese, piattaforme, associazioni civiche, mezzi di informazione e scuole. Perché la possibilità di consumare in modo sostenibile non dipenda soltanto dalla disponibilità economica, dalla competenza o dal luogo in cui si vive.


pa.ga.



