Il cinema muto rappresenta uno dei capitoli più affascinanti della storia dell’immaginario moderno. È il periodo che precede l’arrivo del sonoro, un’epoca che va dal 1895 al 1928 e che coincide con la nascita stessa del linguaggio cinematografico. Nonostante la definizione, quei film non erano davvero “muti”: nelle sale, dal grande teatro cittadino alle strutture di periferia, le proiezioni erano accompagnate da musica dal vivo. Un pianista, un organista o, nei luoghi più prestigiosi, un’intera orchestra seguiva le immagini e ne amplificava l’emozione, anticipando la tensione di una scena o sostenendo la delicatezza di un gesto. La musica era parte integrante dell’esperienza, un ponte tra lo spettatore e lo schermo.
Il teatro fu il primo spazio deputato alla proiezione cinematografica. Bastava uno schermo e un proiettore, mentre il resto lo facevano la musica e, spesso, un narratore che leggeva le didascalie o spiegava le scene più complesse. Il pubblico non era lasciato solo davanti alle immagini: veniva accompagnato, guidato, introdotto alla storia. Era una forma di spettacolo ibrida, a metà tra teatro, musica e racconto visivo, che contribuì a definire il modo in cui il cinema sarebbe stato percepito negli anni successivi.
Se il primissimo film della storia è spesso identificato con Roundhay Garden Scene del 1888, è universalmente riconosciuto che il cinema, come lo intendiamo oggi, nasce con Auguste e Louis Lumière. Il 13 febbraio 1895 i due fratelli brevettarono il cinematografo, una macchina capace di registrare e proiettare immagini in movimento. Pochi giorni dopo, il 19 marzo, girarono la loro prima pellicola:' La sortie des usines', 'L’uscita degli operai dalle officine di famiglia'. Una scena quotidiana, semplice, ma rivoluzionaria dove il mondo entrava nello schermo e diventava racconto.
Il grande dittatore-Chaplin 1940
L’arrivo del sonoro segnò una svolta decisiva. Il primo film con colonna sonora integrata fu Don Giovanni e Lucrezia Borgia di Alan Crosland, nel 1926, un’opera che non richiedeva più musicisti in sala. Ma fu il cantante di jazz, del 1927, a segnare il vero spartiacque. Con la voce di Al Jolson che rompeva il silenzio dello schermo, il cinema muto iniziò la sua lenta uscita di scena. Il passaggio non fu immediato; molte produzioni continuarono a essere realizzate senza sonoro per qualche anno, e alcuni attori rimasero fedeli a quel linguaggio che aveva dato loro fama e identità. Tra questi, Charlie Chaplin, che difese a lungo la potenza espressiva del silenzio e realizzò il suo primo film sonoro solo nel 1940 con 'Il grande dittatore', un’opera che chiude simbolicamente un’epoca e ne apre un’altra.
Evidente è che il cinema muto non è soltanto un periodo storico ma un modo di guardare il mondo, un linguaggio che ha costruito la grammatica delle immagini e che continua a vivere nella sensibilità di chi fa cinema oggi.
È la prova che, prima ancora delle parole, la forza delle immagini è capace di raccontare ciò che siamo.


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