L'esito della super perizia disposta dalla Procura della Repubblica di Cuneo sul disastro aereo del 25 aprile 1966, nel quale perse la vita il senatore valdostano Corrado Gex insieme ad altre sette persone, riaccende il dibattito su una delle pagine più controverse della storia valdostana. Dopo la diffusione, ieri, delle conclusioni degli esperti, l'Union Valdôtaine è intervenuta con una nota nella quale invita a non sottovalutare uno degli elementi emersi dagli accertamenti scientifici.
"Il comunicato della Procura della Repubblica di Cuneo relativo al disastro aereo del 25 aprile 1966, in cui persero la vita Corrado Gex e i suoi compagni di viaggio, non consente di identificare con certezza la causa esatta della morte - osserva il Movimento autonomista -. Esso menziona tuttavia la presenza, nei tessuti biologici attribuiti a Corrado Gex, di tracce compatibili con il gas nervino classe V2. Questo elemento, pur non chiarendo definitivamente le circostanze della tragedia, non può essere ignorato".
Secondo l'Union Valdôtaine, la presenza di tali tracce "suscita legittimi interrogativi", dal momento che una sostanza di questo tipo "non può essere considerata né come un componente presente in natura, né come una conseguenza normale dell'incendio verificatosi dopo l'incidente". Pur richiamando "tutta la necessaria cautela", il movimento ritiene quindi che gli elementi emersi «meritino di essere presi in considerazione nella ricostruzione storica di questa pagina dolorosa».
Le dichiarazioni seguono con tempestività la pubblicazione delle conclusioni della consulenza tecnico-scientifica commissionata dalla Procura di Cuneo al collegio composto dalla professoressa Cristina Cattaneo, dal professor Domenico Di Candia e dalla dottoressa Debora Mazzarelli.
La relazione attribuisce con elevata probabilità i principali resti umani analizzati a Corrado Gex e descrive un quadro compatibile con il violento impatto del velivolo e con il successivo incendio. I consulenti segnalano inoltre la presenza di alcuni limitati frammenti ossei attribuibili a un secondo individuo, rappresentati esclusivamente da porzioni di un avambraccio destro. Lo stato dei reperti non ha però consentito di procedere a un'identificazione. Gli esperti, tuttavia, precisano che l'avanzato stato di degradazione dei reperti non consente di stabilire con certezza la causa della morte né di accertare se eventuali lesioni siano state provocate prima o dopo il decesso.
Tra gli elementi analizzati figurano anche tracce compatibili con lo 'Isopropyl S-2-diisopropylaminoethyl methylphosphonothiolate', un composto appartenente alla famiglia degli agenti nervini. La stessa Procura, però, invita alla massima prudenza nell'interpretazione del dato, evidenziando che la concentrazione rilevata è estremamente ridotta, i reperti risultano fortemente degradati e mancano ulteriori elementi di conferma.
Per queste ragioni, gli inquirenti concludono che allo stato degli accertamenti non è possibile affermare se Corrado Gex sia stato esposto a tale sostanza prima dello schianto né quale potesse esserne l'eventuale concentrazione al momento dell'incidente.
Gex, all'epoca 34enne, figura di primo piano dell'Union Valdôtaine e considerato uno dei protagonisti della nuova classe dirigente autonomista, era ai comandi di un Pilatus Porter decollato da Le Castellet, in Francia. Dopo uno scalo ad Albenga, il velivolo precipitò sulle alture di Castelnuovo di Ceva, in provincia di Cuneo, provocando la morte di tutti gli otto occupanti.
Per decenni la tragedia è stata ufficialmente ricondotta a un incidente di volo favorito dalle condizioni meteorologiche avverse, ma nel tempo sono emerse anche ipotesi alternative, tra cui quella di un possibile attentato, mai dimostrate (ultima indagine archiviata nel 2012). La riapertura dell'inchiesta da parte della Procura di Cuneo nel 2020 ha consentito di effettuare nuovi accertamenti scientifici sui resti umani e su alcuni reperti del velivolo, senza però arrivare, almeno per ora, a una conclusione definitiva sulle cause della tragedia.


pa.ga.



