L'economia valdostana continua a crescere, ma lo fa a un ritmo decisamente più lento rispetto agli anni precedenti. È quanto emerge dal rapporto annuale della Banca d'Italia presentato ieri ad Aosta, che fotografa una regione capace di mantenere elevati livelli occupazionali e di attrarre sempre più turisti, ma che mostra anche segnali di rallentamento industriale e, soprattutto, una marcata perdita del potere d'acquisto dei lavoratori.
Nel 2025 il prodotto interno lordo regionale è aumentato dello 0,4%, meno della metà rispetto all'1,1% registrato nel 2024; a pesare è stato principalmente il rallentamento dell'industria, penalizzata dalla crisi della metallurgia e del comparto dei macchinari, due settori particolarmente esposti agli effetti dei dazi statunitensi.
La produzione industriale valdostana ha infatti registrato una contrazione dello 0,3% del valore aggiunto. Secondo le rilevazioni di Confindustria Valle d'Aosta, dopo un primo trimestre positivo, la produzione ha iniziato a diminuire dalla primavera per poi mostrare segnali di ripresa soltanto tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026.
In controtendenza si confermano invece alcuni comparti strategici. L'export agroalimentare è cresciuto dell'11,6%, mentre il settore delle costruzioni continua a beneficiare degli investimenti collegati al Pnrr. Ottimi risultati anche per il turismo: le presenze hanno superato dell'11% quelle dell'anno precedente, contribuendo all'aumento del traffico autostradale e nei trafori, cresciuto del 3,3%.
Sul fronte del lavoro, il quadro appare ancora solido. L'occupazione è rimasta stabile e il tasso di disoccupazione si è attestato al 3,9%, ben al di sotto della media nazionale del 6,1%. Tuttavia emergono alcuni elementi di preoccupazione: le richieste di cassa integrazione sono aumentate del 35,7%, soprattutto nei comparti industriali della metallurgia. Un dato che conferma le difficoltà attraversate da una parte significativa del sistema produttivo regionale.
La fotografia territoriale di Bankitalia evidenzia inoltre una Valle d'Aosta a più velocità. La bassa Valle continua a rappresentare il principale polo industriale della regione: tra Pont-Saint-Martin, Hône, Donnas e Verrès l'industria genera il 55,5% del valore aggiunto, contro il 44,4% della media Valle e il 23% dell'Alta Valle. Qui è particolarmente sviluppata la filiera dell'automotive e si concentra una quota significativa dei brevetti registrati in regione, indice di una maggiore intensità tecnologica rispetto ad altre aree valdostane.
Ma il dato forse più significativo contenuto nel rapporto riguarda le retribuzioni; tra il 2008 e il 2023 gli stipendi medi dei lavoratori dipendenti del settore privato valdostano sono aumentati soltanto del 12% in termini nominali, una crescita nettamente inferiore rispetto al 25,8% registrato nel Nord Italia e al 23,3% della media nazionale. Tradotto in termini reali, significa che l'inflazione ha eroso in maniera pesante il valore degli stipendi; in Valle d'Aosta il potere d'acquisto dei lavoratori è diminuito del 14% nello stesso periodo. Una perdita più che doppia rispetto alla media italiana (-6,2%) e quasi quattro volte superiore a quella registrata nel Nord del Paese (-3,8%).
Particolarmente penalizzati i lavoratori del commercio e del turismo, settore centrale per l'economia regionale; in questi comparti le retribuzioni reali sono diminuite del 10% tra il 2008 e il 2023, una dinamica peggiore rispetto a quella osservata nel resto d'Italia.
Il dato assume un significato ancora più rilevante considerando che proprio il turismo rappresenta uno dei motori della crescita valdostana. Mentre aumentano visitatori, presenze e fatturati, i salari dei dipendenti del settore non riescono però a tenere il passo con il costo della vita. Nel 2025 le retribuzioni contrattuali nominali sono comunque tornate a crescere del 3,2%, in linea con la media nazionale. Un segnale positivo che, tuttavia, non basta ancora a colmare il forte divario accumulato negli ultimi quindici anni.
La fotografia scattata dalla Banca d'Italia restituisce quindi una Valle d'Aosta che continua a mostrare indicatori occupazionali tra i migliori del Paese e un turismo in piena espansione, ma che deve fare i conti con una crescita economica rallentata e con una questione salariale che rischia di diventare uno dei principali nodi economici e sociali dei prossimi anni.


pa.ga.



