Torna a Saint-Vincent l’appuntamento con '7 Tazze di tè', l’iniziativa promossa dal gruppo Il Mandorlo Fiorito dell’OdV Volontari del Soccorso Grand Paradis per sensibilizzare la popolazione sul tema della prevenzione del suicidio e del benessere psicologico.
L’evento si terrà venerdì 29 maggio alle 17.30 nella Sala Centro Congressi Comunale di Saint-Vincent a ingresso libero e rappresenta un nuovo momento di confronto, ascolto e riflessione su un tema ancora spesso avvolto dal silenzio e dallo stigma.
Il Mandorlo Fiorito nasce all’interno dei Volontari del Soccorso Grand Paradis dalla volontà di offrire ascolto e sostegno a chi ha vissuto direttamente esperienze legate al suicidio o ha affrontato la perdita di una persona cara. L’associazione opera sul territorio valdostano attraverso attività di supporto, sensibilizzazione e confronto, con l’obiettivo di contrastare isolamento e solitudine.
Il gruppo partecipa inoltre ai tavoli regionali dedicati alla prevenzione del suicidio e alla promozione della legalità e dell’intergenerazionalità, contribuendo alla rete regionale nata con il progetto approvato dalla Giunta regionale nel 2022.
La serata '7 Tazze di tè' prende ispirazione da un’antica poesia orientale e utilizza il simbolo delle sette tazze come metafora di un percorso interiore. Attraverso sette parole chiave, il pubblico sarà accompagnato in un viaggio fatto di testimonianze, approfondimenti e momenti di condivisione emotiva.
Interverranno il dottor Giuseppe Di Maria, responsabile clinico del Centro Atlas di Aosta, e il dottor Roberto Raia, esperto in psicotraumatologia e referente del Npe, che guideranno il pubblico in una riflessione sul disagio psicologico, sull’importanza della prevenzione e sulla necessità di riconoscere i segnali di sofferenza.
Ad arricchire la serata saranno anche le letture poetiche della poetessa Serenella Brunella e gli interventi musicali di Maura Susanna.
"Parlare di suicidio è difficile, ma necessario. Informazione, ascolto e consapevolezza sono strumenti fondamentali per superare il tabù che ancora circonda questo tema e per costruire una rete capace di accogliere chi soffre", spiegano dall’associazione. L’obiettivo, sottolineano i promotori, è far comprendere che chiedere aiuto rappresenta "un atto di tutela della vita" e che anche "fermarsi per un dialogo sincero può diventare un gesto di cura e un primo passo verso la speranza".