C’era già tutto in quella incredibile carriera; medaglie, podi, imprese memorabili e un posto di diritto nella storia dello sci di fondo italiano. Ma Federico Pellegrino ha voluto aggiungere ancora una riga, forse la più simbolica. L’ultima. E l’ha scritta come meglio non si poteva: vincendo. Nell’ultima sprint della stagione a Lake Placid - e della sua vita agonistica - il campione valdostano ha scelto di salutare il circuito con un gesto da fuoriclasse. Un’accelerazione in salita, secca, definitiva. Dietro, tutti gli altri: il norvegese Lars Heggen e lo svedese Anton Grahn, staccati di oltre un secondo. Assente il dominatore della disciplina, Johannes Høsflot Klæbo, ma la vittoria di Pellegrino resta tutt’altro che scontata. Perché il successo, il numero 18 in Coppa del Mondo, mancava da oltre due anni, dalla sprint di Davos del dicembre 2022. E perché la finale, a ben vedere, non era affatto garantita: in semifinale, infatti, Pellegrino aveva chiuso terzo, strappando il pass solo grazie al ripescaggio. Una qualificazione in bilico fino all’ultimo, che rende ancora più preziosa l’impresa.
Ha raccontato di aver sentito dentro di sé tanta energia sin dal riscaldamento; "in finale sono andato a testa bassa a prendermi la vittoria; il finale migliore possibile per la mia carriera". Una frase che riassume sedici anni di alto livello, impreziositi anche dal titolo mondiale nella sprint conquistato nel 2017. Un percorso lungo e costante, chiuso con la lucidità dei grandi. Il risultato consolida anche la sua posizione nella classifica generale di Coppa del Mondo: terzo posto con 1375 punti, alle spalle di Klæbo (2171) e di Harald Østberg Amundsen (1731). Terzo posto anche nella classifica di specialità, ancora una volta dietro al fuoriclasse norvegese e a Heggen. Ora resta solo un ultimo atto: la mass start di domani, l’ultima gara in assoluto. Poi sarà tempo di saluti, quelli veri, nella sua terra. Il prossimo fine settimana a Saint-Barthélemy ci sarà spazio per il Gran Finale, quando potrà salutare tutti gli amici che lo hanno accompagnato in questo viaggio lungo 16 anni, che si è chiuso come meglio non si poteva; in testa, da solo, con lo stile inconfondibile di chi ha fatto la storia.


i.d.



