Economia | 13 marzo 2026, 11:00

Aosta perde 102 negozi in 13 anni, Confcommercio lancia allarme sulla desertificazione commerciale

Aosta perde 102 negozi in 13 anni, Confcommercio lancia allarme sulla desertificazione commerciale

In poco più di un decennio il commercio cittadino ha perso oltre un quinto delle attività. È il dato che emerge dall’Osservatorio 'Città e demografia d’impresa' di Confcommercio e che fotografa anche ad Aosta il fenomeno della cosiddetta desertificazione commerciale.

Secondo l’analisi, tra il 2012 e il 2025 nel capoluogo regionale sono scomparse 102 attività commerciali, con il totale delle imprese del commercio al dettaglio sceso da 474 a 330, pari a una contrazione del 21,5%. Un andamento che ricalca una tendenza diffusa in tutta Italia, dove negli ultimi anni sono spariti 156mila punti vendita tra negozi fissi e ambulanti nei principali centri urbani. "Non possiamo abbassare la guardia di fronte a questi numeri – commenta il presidente di Confcommercio Aosta, Ermanno Bonomi – perché la perdita di oltre cento negozi in poco più di dieci anni rappresenta un impoverimento del tessuto economico e sociale della città".

Centro storico e periferie in calo

La contrazione interessa sia il cuore cittadino sia le zone periferiche.
Nel centro storico le imprese del commercio al dettaglio sono passate da 250 a 172, con una diminuzione del 31,2%. Nelle aree non centrali le attività sono scese da 224 a 158, pari a un calo del 29,5%. Il dato conferma una tendenza nazionale: i centri storici sono quelli che pagano il prezzo più alto della trasformazione del commercio urbano.

I settori più colpiti

L’analisi evidenzia un forte ridimensionamento di alcuni comparti tradizionali. Nel centro storico di Aosta edicole: -50% (da 8 a 4); abbigliamento e calzature: -35,5% (da 62 a 40); mobili e ferramenta: -53,3% (da 30 a 14); libri e giocattoli: -42,9% (da 21 a 12); commercio ambulante: -80% (da 5 a 1)

Pochi i segnali in controtendenza: crescono le farmacie, passate da tre a cinque (+66,7%), mentre restano sostanzialmente stabili le attività legate a computer e telefonia.

Ristorazione in crescita, ma cambiano gli alberghi

Dinamiche diverse si registrano nel settore alberghi, bar e ristoranti. Nel centro storico le imprese sono aumentate del 20,2%, passando da 119 a 143. Tuttavia il dato nasconde una trasformazione del comparto: calano gli alberghi tradizionali (-33,3%), mentre crescono rapidamente le altre forme di alloggio, come affitti brevi e strutture extra-alberghiere, passate da quattro a dodici (+200%).

"Il modello della ristorazione e dell’accoglienza sta cambiando rapidamente – osserva Graziano Dominidiato –. L’aumento dei ristoranti dimostra che esiste ancora vitalità imprenditoriale, ma la riduzione dei bar tradizionali e degli alberghi storici segnala una trasformazione profonda del settore".

L’appello alle istituzioni

Confcommercio chiede ora un confronto con Comune e Regione per adottare politiche mirate a sostenere il commercio di prossimità. Tra le proposte: riconoscere il ruolo delle imprese di vicinato nella gestione urbana, integrare politiche economiche e urbanistiche, monitorare l’evoluzione del tessuto commerciale e intervenire sui locali sfitti del centro storico.

"Il commercio di vicinato non è solo economia – conclude Bonomi – ma anche presidio sociale, sicurezza urbana e qualità della vita. Continuare a perdere negozi significherebbe impoverire il cuore della città".

red.laprimalinea.it