Sarà il giudice per l’udienza preliminare Davide Paladino del tribunale di Aosta a esaminare, il prossimo 28 aprile alle ore 10, la posizione di nove indagati coinvolti nell’inchiesta collegata alla latitanza di Giuseppe Stancampiano Pizzo, arrestato a Courmayeur nel novembre 2019. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari era stato firmato nel marzo 2025 dall'allora sostituto procuratore Giovanni Roteglia.
Stancampiano, 55 anni, nato in Inghilterra ma residente nel Messinese, era stato catturato a Courmayeur il 29 novembre 2019 da una squadra della Direzione investigativa antimafia-Dia composta da personale delle sezioni operative di Messina, dei Centri operativi di Torino e Reggio Calabria e del Secondo reparto di Roma, con il supporto dei carabinieri di Morgex.
Su di lui pendeva un ordine di carcerazione emesso il 3 ottobre dalla Procura generale di Reggio Calabria, dopo una condanna definitiva a sette anni di reclusione per bancarotta fraudolenta e ricettazione. Gli investigatori lo avevano rintracciato in Valle d’Aosta nell’ambito di accertamenti su ipotesi di intestazione fittizia di beni e autoriciclaggio. Secondo gli inquirenti Stancampiano Pizzo sarebbe “strettamente legato” a Francesco Scirocco, condannato a sette anni per concorso esterno al clan mafioso dei barcellonesi e detenuto nel carcere di Siracusa.
L’indagine della Procura di Aosta contesta a vario titolo agli impresari di Courmayeur Pasquale e Nicola Liporace, di 55 e 26 anni; a Francesco Duca (58 anni, residente nel messinese) e a Rosella Venuto (55 anni, di Milazzo), di aver favorito la latitanza di Stancampiano, garantendogli supporto logistico, contatti telefonici e assistenza durante la latitanza a Courmayeur nell’autunno del 2019.
Secondo l’accusa, l'uomo sarebbe stato ospitato e aiutato negli spostamenti dai Liporace, mentre Duca e Venuto avrebbero mantenuto contatti con lui e fornito supporto anche per la gestione dei suoi affari durante il periodo di irreperibilità.
Nel procedimento sono inoltre contestati episodi legati alla gestione di appalti per lo sgombero neve e la manutenzione della viabilità, gare indette dal Comune di Courmayeur, che secondo la Procura di Aosta sarebbero stati affidati o subappaltati irregolarmente tra alcune imprese coinvolte nell’indagine (all'insaputa dell'Amministrazione comunale). Per questa seconda tranche delle indagini sono indagati e compariranno in udienza preliminare, oltre a Duca, Venuto e Nicola Liporace, anche gli impresari Danilo Della Camera, 50 anni, Gianni Della Camera, 55 anni, entrambi di Montepulciano (Siena); Luca Liporace, 35 anni, residente a Courmayeur; Francesco Liporace (75 anni, Courmayeur) e Antonio Liporace (46 anni, Courmayeur).
Secondo l’ipotesi accusatoria, alcune imprese formalmente titolari degli appalti comunali di sgombero neve, espressamente la 'Augusto snc' e la 'Della Camera Gianni' di cui sono titolari i Della Camera, avrebbero affidato di fatto l’esecuzione dei lavori ad altre società e imprese individuali riconducibili ai Liporace, ovvero la 'Edilscavi Monte Bianco srl', la 'Rabò srl' e la 'Liporace Luca' senza le necessarie autorizzazioni previste dalla normativa sugli appalti pubblici. In particolare, le opere relative allo sgombero neve e allo spargimento di sale per le stagioni invernali tra il 2019 e il 2022 sarebbero state subappaltate integralmente o quasi alle tre ditte valdostane, che secondo la Procura avrebbero gestito concretamente il servizio pur non risultando aggiudicatarie delle gare.
Sempre secondo l’accusa, questo sistema avrebbe consentito ad alcune imprese di operare di fatto nella gestione degli appalti pubblici pur non figurando formalmente tra i titolari delle commesse, configurando un meccanismo di subaffidamenti non autorizzati.
Dalla mole di intercettazioni di questa indagine, nè scaturì nel 2024 una seconda, relativa a ipotesi di corruzione, riciclaggio e subappalti illeciti al traforo del Monte Bianco, che vede indagati, oltre ai Liporace, l'allora responsabile unico del procedimento-Rup per la Società Italiana Traforo Monte Bianco-Sitmb due impresari di Caserta e un socio della Techne spa. Le accuse, a vario titolo, vanno dalla corruzione al subappalto illecito, dalla frode fiscale al riciclaggio e all’omissione di atti d’ufficio.


patrizio gabetti



