A un anno dall’approvazione in Consiglio Valle la norma di attuazione sulle concessioni idroelettriche è ancora ferma a Roma e diventa terreno di scontro politico. Alleanza Verdi e Sinistra-Avs punta il dito contro lo stallo dell’iter e chiede un’iniziativa unitaria della Regione per arrivare rapidamente al decreto legislativo definitivo.
Il testo, licenziato all’unanimità dall’aula il 28 gennaio 2025 al termine di un’istruttoria durata sei anni, riguarda uno dei nodi storici dell’Autonomia: la piena competenza regionale sulla gestione delle grandi derivazioni d’acqua a uso idroelettrico, partita strategica sia sul piano politico sia su quello finanziario.
Secondo Avs, dopo il via libera della Commissione paritetica Stato-Regione che aveva raccolto i pareri dei ministeri non si comprendono le ragioni del mancato passaggio finale in Consiglio dei ministri. E preoccupa l’ipotesi, emersa nelle ultime settimane, di un ritorno del provvedimento in commissione Paritetica, che equivarrebbe a riaprire un percorso già concluso.
La presa di posizione, espressa in una nota stampa, arriva all’indomani dell’ultimo Consiglio Valle, dove l’Union Valdôtaine ha votato insieme al centrodestra respingendo la mozione sottoscritta da sette consiglieri che sollecitava una presa di posizione più netta nei confronti del Governo sul blocco della norma.
Per Avs la questione non è solo tecnica ma politica e riguarda il completamento del disegno autonomistico a ottant’anni dallo Statuto speciale. Da qui l’appello a tutte le forze presenti in aula perché sul tema si arrivi a una posizione condivisa, evitando arretramenti sul testo già approvato dall'Assemblea regionale.
Il controllo delle concessioni idroelettriche per Avs, e non solo, rappresenta uno dei dossier più delicati per il futuro della Valle, sia per il peso economico del comparto sia per le ricadute sugli equilibri della finanza pubblica valdostana.


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