Themis e Metis | 05 febbraio 2026, 09:00

Quando una telecamera diventa decisiva

Quando una telecamera diventa decisiva

Nel mondo condominiale, dove le liti nascono spesso da piccoli gesti quotidiani, la videosorveglianza è diventata uno strumento sempre più centrale. Come riportato dal giornale 'La Legge per Tutti', la Cassazione ha chiarito un principio che cambia il modo di leggere le prove tecnologiche. Un filmato registrato da una telecamera condominiale può essere utilizzato in tribunale anche se la gestione della privacy non è stata impeccabile. Non basta un cartello mancante o un’informativa incompleta per svuotare di valore un’immagine che documenta un fatto rilevante. Il diritto di difendersi, secondo i giudici, prevale sulle irregolarità formali del trattamento dei dati.

La legge nazionale stabilisce che la validità processuale dei documenti basati su dati personali non conformi dipende esclusivamente dalle norme del processo. In altre parole, ciò che conta è come il video viene acquisito e che cosa mostra, non se il condominio ha rispettato ogni dettaglio burocratico. Se una telecamera riprende un atto vandalico nel cortile o un furto in garage, il giudice non può ignorare quelle immagini solo perché il cartello informativo non era perfettamente visibile. L’attenzione si sposta sulla verità dei fatti, non sulla forma.

La Cassazione ha anche precisato quale sia l’unico vero limite all’utilizzabilità delle riprese: la commissione di un reato durante l’acquisizione. Se il video è ottenuto violando il domicilio o entrando in spazi privati non accessibili, allora non può essere usato. Diversamente, le riprese delle parti comuni — scale, ingressi, pianerottoli, cortili — sono considerate legittime. Non si tratta di luoghi destinati alla vita privata, e quindi non si configura il reato di interferenze illecite nella vita privata. La giurisprudenza ha più volte spiegato che osservare un pianerottolo attraverso una telecamera equivale a guardare un’area di passaggio, non a introdursi nella sfera intima dei condomini.

Un altro punto chiarito dalla fonte riguarda il risarcimento. Essere ripresi in modo irregolare non dà automaticamente diritto a un indennizzo. La Cassazione ha escluso che la sola violazione delle norme sulla privacy generi un danno risarcibile, ossia chi chiede un risarcimento deve dimostrare un pregiudizio concreto, un effetto reale subito a causa di quella registrazione. Senza una prova specifica, la domanda non può essere accolta.

Resta comunque l’obbligo per il condominio di rispettare le regole sulla protezione dei dati, dall’informativa alla conservazione limitata delle immagini. Sono adempimenti necessari per evitare sanzioni amministrative, ma non incidono sulla possibilità di usare i filmati in aula. Il quadro che emerge è quello di un sistema giuridico che cerca un equilibrio tra tutela della riservatezza e necessità di accertare la verità. Le telecamere, se utilizzate correttamente, diventano strumenti preziosi per ricostruire i fatti e far valere i propri diritti. E la Cassazione, con le sue pronunce, ribadisce un concetto semplice: un vizio formale non può cancellare ciò che una telecamera ha registrato in modo autentico.

red.laprimalinea.it