Fresco di Stampa - 21 luglio 2026, 14:38

Il sentimento del mare; il libro che porta l’oceano dentro le vacanze

Un libro che attraversa generi e vite per raccontare il mare come sentimento universale. Storie di uomini, donne, apneisti, pescatori, navigatori e una scrittrice che nell’acqua ritrova se stessa. Un viaggio narrativo intenso, poetico e necessario

Il sentimento del mare; il libro che porta l’oceano dentro le vacanze

C’è un libro che sembra scritto proprio per essere portato in valigia, tra un telo da mare e una crema solare, ma che in realtà chiede molto più di una lettura da ombrellone. Il sentimento del mare di Evelina Santangelo (Einaudi) è un viaggio che parte dall’acqua e arriva all’essere umano, trasformando l’oceano in una biografia collettiva. Non è un romanzo, non è un memoir, non è un reportage: è un testo che scivola tra i generi come una corrente, costruendo un racconto dove esperienza personale, testimonianza e riflessione letteraria convivono senza confini.

Fin dall’inizio il mare non è un semplice scenario. È memoria, desiderio, paura, libertà, perdita. Santangelo lo affronta come un elemento che appartiene a tutti, e proprio per questo non può essere raccontato restando in superficie. Chi scrive del mare deve entrarci, accettare che l’acqua trascini con sé anche la propria storia.

Da questa immersione nasce un mosaico narrativo ricchissimo. Le vicende che l’autrice raccoglie sembrano lontane, ma finiscono per dialogare tra loro come onde che si richiamano. C’è Carmelo, che per anni ricompone lo scheletro di un capodoglio ucciso dall’uomo; ci sono gli apneisti che descrivono la sensazione di diventare una cosa sola con l’acqua; ci sono le tragedie della mattanza, i grandi navigatori, le storie di pirati, le imprese estreme e gli uomini che hanno cercato nel mare una risposta ai propri limiti.

Ogni episodio diventa una riflessione sull’essere umano: il mare come promessa di libertà, come sfida, come lutto, come rinascita. La pluralità delle esperienze restituisce la complessità di un elemento naturale che continua a esercitare un fascino ancestrale.

Accanto alle storie degli altri, emerge anche quella della scrittrice. Santangelo non osserva da lontano: lascia affiorare fragilità, ferite, il bisogno di ritrovare un equilibrio. Il mare diventa un luogo di ricostruzione interiore, una terapia narrativa che permette di rientrare nel mondo con un senso nuovo di appartenenza. È questa dimensione autobiografica a dare autenticità al libro, evitando che diventi una semplice raccolta di racconti.

La scrittura è elegante, evocativa, mai decorativa. Le descrizioni non cercano il paesaggio, ma la forza fisica dell’acqua, la sua capacità di attrarre e intimidire. Le immagini costruite dall’autrice hanno un’intensità quasi poetica e invitano il lettore a rallentare, a seguire il ritmo delle onde.

Il sentimento del mare è una lettura che richiede attenzione, ma ricompensa con una visione originale del rapporto tra uomo e natura. Non offre risposte, non costruisce una trama tradizionale: segue il movimento imprevedibile delle onde e delle storie che da esse emergono. È un libro perfetto per l’estate, ma non perché parli di vacanze: perché ricorda che il mare è un luogo simbolico dove si intrecciano memoria, identità e desiderio di infinito.

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